lunedì 24 luglio 2017

In the end, it doesn't even matter

Comunque raga, io è da giovedì sera che ascolto quasi solo i Linkin Park.
Continuo a pensare che non avrò mai più tredici anni.[1]



Note
1^ Ovviamente non avrò più tredici anni, non ho più tredici anni da quattordici anni, ma sentire Somewhere I belong era esattamente come tornare a quando ero giovane e stupida e Chester mi piaceva, e mi piaceva anche Mike, e non riuscivo mai a ricordarmi qual era Brad, quale Phoenix e quale Rob (Brad è quello con le cuffie, ma gli altri due non mi ricordavo mai cosa suonavano e buonanotte). Era esattamente lasciare che la musica pensasse al mio posto, e se penso a tutte le volte in cui ero incasinata i Linkin Park saltavano fuori sempre, o li cercavo di proposito o lo shuffle in un modo o nell'altro me li faceva arrivare alle orecchie, e alzando adeguatamente il volume tutto tornava ad essere piccolo e un po' meno difficile. Dopotutto, quando gli altri cantano dei loro demoni e scopri che qualche volta assomigliano ai tuoi, ti senti un po' meno di merda.

giovedì 20 luglio 2017

Scottature

In questo mese siamo stati al Piave tre volte (due delle quali a distanza di tre giorni una dall'altra).
La prima volta, con la crema, sono tornata a casa tipo più bianca di quando sono uscita (ma piena di brillantini, io sta cosa della crema coi brillantini non l'ho capita).
La seconda volta, senza crema, sono tornata a casa tipo viola sulle spalle, ma mi sono data la crema per le scottature con l'idrante ed è passato in fretta.
La terza volta, con solo un po' di crema sopra la parte già arrosta, sono tornata di un colore che butta al rossiccio ma che potrebbe passare per abbronzatura.
Non capisco perché devo sempre passare per lo stadio "bruciacchiato" prima di prendere un colore decente.
Comunque, ora che mi sono scottata dovrei essere a posto, e siccome l'estate dura (astronomicamente) altri due mesi, faccio in tempo di diventare nera come un watusso (seh, certo. kat illusa).
In biblio alcuni mi hanno chiesto se quest'anno vado in montagna (che data l'afa che sta cercando di venire su di nuovo non sarebbe neanche una brutta idea) ma ho detto che quasi certamente no. Hanno fatto la faccia da "come no, ci vai sempre, e la sinusite?" e poi hanno chiesto solo: "perché no?". Li ho guardati con la faccia che uso quando i ragazzini del doposcuola mi fanno delle domande sceme e ho detto: "perché quest'anno non sono più da sola". Il che significa una cosa tipo: già ci vediamo poco, mi secca anche solo l'idea di andarmene su una settimana e mangiarmi anche quel poco tempo che abbiamo. Chi lo sa, magari ci andremo insieme alla fine della stagione, o quest'inverno (sempre che io non lavori, che sarebbe un'idea ma il discorso è sempre quello. Addirittura Garanzia giovani mi manda le mail "iscriviti a Crescere in digitale!", poi vai sul sito e non ti fa passare né con l'account Google né con la mail. E che cazzo, vi godete a trollarmi?).

mercoledì 12 luglio 2017

I solitari

Questo post è ritagliato da una cosa che ho scritto domenica (sì, a volte devo ancora scrivere, a volte sto ancora male) dopo che il padre di Davide ci ha fatto una tirata sulla gente e sul fatto che secondo lui siamo anaffettivi (Wikipedia se volete).


Non è vero che siamo anaffettivi.
Se lo fossimo non staremmo neanche a preoccuparci dei like su Facebook e dei cuoricini su Instagram, non staremmo a preoccuparci di sentire la gente su Whatsapp e di fare gruppi su gruppi per sapere dove si va sabato sera (per quanto mi riguarda sto bene anche a casa, ma quello è un altro tipo di problema e implica il fatto che parte della gente con cui mi capita di uscire ha l’intelligenza di una patata appena tirata su dal campo e sinceramente non mi va di fare le figure di merda insieme a loro) e cose del genere. Solo che abbiamo un tipo di rapporti sociali diverso. Anzi, due tipi di rapporti sociali.
C’è la gente che vedi dal vero quando lavori, la gente con cui devi sempre essere gentile e sorridere per almeno la metà del tempo e stare ad ascoltare cose che non ti interessano ma le ascolti lo stesso. Tra queste ci sono persone che sei contento di vedere e persone a cui chiuderesti la porta in faccia molto volentieri, ma non lo puoi fare.
E poi c’è la gente che conosciamo su internet.
Non siamo anaffettivi, abbiamo solo altre priorità.
Per mia madre la priorità è farsi bastare le lenzuola vent’anni, per mio padre avere il piatto pieno (non importa se non l’ha cucinato lui), per noi la priorità il più delle volte è essere connessi.
Probabilmente suona stupido alle orecchie di chi non ha la nostra età, ma noi siamo l’esercito del selfie e abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri. E questo non significa che siamo stupidi, al massimo che siamo insicuri. Il resto del cervello funziona abbastanza bene, parlando in generale. Sono felice lo stesso se posso starmene tranquilla nel mio bunker, e mia madre e mio padre e le madri e i padri degli altri e tutti possono dire quello che vogliono, non sta scritto da nessuna parte che un solitario è una persona peggiore delle altre. È semplicemente uno che apprezza il fatto di non avere nessuno intorno, e non tutti lo sanno fare. Il più delle volte, chi sa stare da solo sa anche stare in compagnia, ma il contrario non succede quasi mai.
Non prendiamoci in giro. L’anaffettività è un’altra cosa, noi al massimo siamo dei solitari.

martedì 20 giugno 2017

Il sole, il Piave e l'estate

Prima che il vento si porti via tutto 
e che settembre ci porti una strana felicità 
pensando ai cieli infuocati 
ai brevi amori infiniti 
respira questa libertà.

Attacca a fare caldo. Io dormo ancora con la maglietta e il lenzuolo ma fuori solo a fare la strada per andare in biblio il sole t’impiomba.
Sabato ho avuto la meravigliosa idea di andare al Piave (un chilometro e mezzo da casa mia, metro più metro meno) con Davide a fare le aragoste, nel senso che le gambe e le braccia bene o male sono anche abbronzate (in stile muratore con il segno della manica e delle braghe e dei calzini ma insomma) ma la pancia e la schiena per guardarle bisogna mettersi gli occhiali da sole perché fanno luce. Lui è messo un po' meglio di me, ma io parto dalla sfumatura di bianco più scandinava che c'è perciò mi ci vuole un bel po'. E tanto divento sempre rossa, in stile aragosta.
Insomma, dopo essermi messa la crema con la cazzuola (solo sulle spalle, a mio rischio e pericolo ma non avevo voglia di spalmarmi/farmi spalmare la schiena) stiamo stati là tipo tre ore, durante le quali la marea è salita e si è mangiata parte dell'asciugamano di Davide senza che ce ne accorgessimo. Quando siamo tornati su, ovviamente lerci (dal Piave "lercio" è l'unico modo in cui puoi tornare a casa, perché devi passare in mezzo agli alberi, ai campi e al percorso da ciclocross), io ero ancora bianca come la morte, schiena compresa. Che è da un lato è meglio che viola, ma è lo stesso inspiegabile. E dire che dopo un'oretta iniziavo a sospettare di arrostirmi perché sentivo che il sole pestava alla grande.
Domenica prossima avevamo intenzione di andare a Bordano alla casa delle farfalle (cercate su Google), che pare sia molto bella e tutto, e speriamo che il navigatore non ci mandi a fare il giro per Centocelle o cose del genere sennò tocca farlo ricalcolare per forza sbattendogli sul naso la strada che ho stampato da Maps. L'unico problema è che oggi il meteo dello zio Bill (leggi, l'app della Microsoft sul mio indistruttibile Lumia) mi da per domenica e lunedì pioggia. Sarà meglio di no, per una cavolo di volta che andiamo da qualche parte. Fate gli scongiuri per me, o quello che vi pare, che deve fare bello.
Poi vi dico di che colore ritorno xD
[Edit: se volete qui c'è il link pubblico con le foto (sono quasi tutte farfalle, niente belle facce, sappiatelo)]

Ah e comunque vorrei vantarmi solo un attimo a proposito di un'altra cosa (qualcosa deve per andare bene, anche se palesemente non è il lavoro): sono arrivata a 50kg. Voi non avete idea di quanto io sia felice del fatto che tutti i pantaloni dello scorso anno mi cadano (cioè, mi secca perché mi devo rifare il guardaroba, ma ragazzi 50!). Finalmente ce l'ho fatta. Ora la ciccia restante deve trasformarsi in muscoli, ma c'è tempo.

mercoledì 14 giugno 2017

L'esperienza

Probabilmente ho finito le lacrime.
Stamattina sono andata a fare un altro degli infruttuosi colloqui che ormai sono la norma nella mia vita, che uno dopo l'altro mi mettono nella testa che sono una nullità e che non so fare niente e che probabilmente morirò di fame presto.
Come al solito si è concluso con "mi dispiace ma non hai esperienza".
Mi dispiace ma non hai esperienza.
MI DISPIACE MA NON HAI ESPERIENZA.
Allora, primo: non ti dispiace un cazzo in realtà. Perciò potresti anche fare a meno di dirlo e fine.
Secondo, capisco che qualcuno con dell'esperienza vi faccia più comodo, è ovvio, ma cazzo, ma vi siete mai domandato uno l'esperienza come la fa? Risposta: LAVORANDO. Ah, e se uno non lo assumete mai da nessuna parte come la mettiamo con questa esperienza? Perfino in posti dove c'è scritto "cercasi APPRENDISTA" ti scartano perché non hai esperienza. Cioè ma lo sapete cosa vuol dire "apprendista"?
Io veramente sto così male che non ho neanche più voglia di piangere.

sabato 15 aprile 2017

Brutte giornate

Spero che questo post si pubblichi bene, perché lo sto scrivendo dal cellulare e non so.

Sto iniziando a pensare cose del tipo: "devo trovarmi un lavoro così non devo più avere a che fare con la gente delle ripetizioni".
Oggi ho incontrato una madre e ci siamo accordate per il figlio che "sarebbe bravo ma bisogna stargli un po' sopra". Io francamente non concepisco che gente delle medie abbia bisogno che i genitori o altra gente gli stia incollata come un avvoltoio per farli lavorare. Mia madre ha smesso di stare seduta con me a fare i compiti in seconda elementare, e ho detto tutto.
La verità è che non ho mai studiato neanche quando andavo a scuola io, e pensare di studiare adesso che a scuola ci vanno loro mi fa venire il vomito.
A volte considero di mentire e dire che non ho tempo, ma poi a casa mi rompono con la scusa che non sto facendo niente. Io farei, ma chissà per quale strano motivo nom c'è mai un curriculum fortunato. Perché a dirla tutta, le ripetizioni non fanno pensione, non fanno curriculum e non fanno neanche bene alla mia sanità mentale.

sabato 18 febbraio 2017

Riassunto delle puntate precedenti

Non scrivo da tipo un mese, e sono in arretrato con quattro teaser tuesday o qualcosa del genere, e dire che secondo la challenge di Goodreads sono avanti di 5 libri (ne ho letti 11 su 50). La verità è che di notte dormo poco e male (e poi mi viene il mal di testa e devo prendere quelle malefiche pastiglie da elefanti che sì, funzionano alla grande, ma nel frattempo mentre fanno il loro effetto mi ammazzano) perciò leggo. Anzi, se davvero leggessi per tutto il tempo che sono sveglia sarei a quota 20 probabilmente.
Passo la metà dei miei pomeriggi a sclerare dietro a dei ragazzini delle medie che non sanno fare neanche le più e le meno (delle per e le diviso neanche stare a parlarne), gente che riesce a dirmi che -2+1 fa ZERO. Scusate, ZEROOOO? La matematica è opinabilissima. Però passo l’altra metà con Davide, per tirarmi su il morale da questo scempio scolastico (e non solo, ovviamente). Ho voglia di uscire a fare delle foto, non so, sarà la famosa “sindrome di Bruno”, ma se viene bello mi inventerò qualcosa per i prossimi weekend.
Nel frattempo, grazie a Dio, il 28 è carnevale e a scuola c’è il benedetto ponte, e questo significa che non ci sono le ripetizioni, e questo significa che io e Davide venerdì prendiamo le nostre valigie e andiamo a rinchiuderci in montagna qualche giorno. Ogni tanto bisogna scappare. Quando inizi a sognare ragazzini del doposcuola è ora passata di scappare.
La bilancia mi trolla e non so di preciso come faccia a sovvertire le leggi della fisica, comunque a seconda della piastrella su cui la appoggio mi segna da 50 a 52kg, immagino che se faccio una media dovrebbe andare bene. Sono abbastanza fiera di me. Per san Valentino (festa che francamente io aborrisco, piena di miele e ipocrisia e cose varie, che se ami una persona lo fai tutti i giorni e di certo non hai bisogno di mazzi di rose e scatole di cioccolatini per dimostrarlo) mi sono perfino messa la gonna (gliel’avevo promesso). L’ho messa anche il giorno dopo e una delle madri dei ragazzini delle ripetizioni mi ha vista e ha detto che ho delle gran belle gambe (lei peserà non so, ottantasette chili). Grazie signora, anche lei con quattordici chili in meno potrebbe avere delle belle gambe. Non mi sono uscite stando seduta a mangiare la Nutella, ho dovuto darmi da fare.
Sono ovviamente ancora disoccupata, i cinquanta curriculum dell’ultimo tappezzamento hanno dato pochi frutti (leggi: due colloqui, e ovviamente nessuno dei due fortunato), mi sono iscritta anche al progetto di garanzia giovani (che mi ha consigliato una signora con una figlia di tre o quattro anni meno di me, la quale a quanto pare ha avuto una botta di culo fotonica e l’hanno assunta al primo colpo) che promette di trovarti delle opportunità di lavoro (tirocinio e formazione e altre cose, a seconda di cosa ti capita, cioè di dove ti candidi) ma essendo in Italia puoi fare le cose al computer e poi devi rifarle a mano, perciò devo andare prima o poi a uno youth corner per confermare l’iscrizione o che so io. Una cazzata atomica. Sono io per forza, mi avete fatto iscrivere col codice fiscale e tutto, non è che posso essere un fake. Comunque. Ci andrò dopo la montagna. Ho davvero bisogno di lavorare (preferibilmente non gratis, che ormai anche pagare la gente è sopravvalutato).