sabato 31 dicembre 2011

Tedio di fine anno

Mi sto annoiando a morte, e non solo perché è sabato e non c'è un cavolo da fare, anche perché le cose che si sentono sono sempre quelle, e sincercamente mi sono anche un po' stufata. Tutti al telegiornale a pranzo che dicevano che in Nuova Zelanda è già 2012 e che c'erano i fuochi d'artificio. Questa sì che è una sorpreeesa, ma che mi dici, guarda, adesso mi viene un infarto e ci resto secco per la sorpreeesa. Ipocriti.
E poi senti anche che hanno trovato quattro quintali di botti nascosti in cantina, e ti chiedi com'è che poi esplodono gli edifici. Mah, chissà proprio come mai.
Nel bunker fa un freddo polare, e mio padre continua a smanacciare la stufa così due giorni dopo che era stato il tizio a sistemarcela l'aveva starata di nuovo. Ma insiste a dire che è colpa sicuramente del pellet se non scalda, non dei parametri che sono tutti sballati, perché lui li sistema sempre così com'erano. E allora chissà com'è che quando è venuto il programmatore ha detto che era tutta sballata. Beh, pazienza, io mi tengo quattro strati di vestiti e quando sulle dita ci sono i ghiaccioli vado ad attaccare le mani e il didietro alla caldaia.
Pensare che la biblio è chiusa fino al 9 mi fa venire il latte alle ginocchia. Altri otto giorni di tedio casalingo sono più di ciò che posso sopportare. Tra l'altro, abbiamo scoperto oggi che lunedì arriveranno dei parenti dalla Svizzera, che non ci hanno detto niente ovviamente e che com'è loro abitudine andranno a pranzo e cena nelle nostre case, e mia madre è furiosa come una iena col mal di denti e ha tutte le ragioni del mondo. Sono abbastanza incavolata anche io, perché come minimo mi toccherà riodinare tutto (che sarebbe il minimo, dopotutto ho fatto il grosso della pulizia a pasqua) e poi i due bambini, che ho perso il conto di quanti anni possono avere, mi tedieranno. Odio con tutta me stessa i parenti a pranzo, intanto perché si sta seduti a tavola ore, e poi perché non posso fare l'autopsia al cibo, e l'alternativa è non magiare. Se provo a mettermi a sezionare la carne, mia madre come minimo mi spara. Se provo a dirle che non la voglio, mi spara uguale.
E poi, se apri facciabuco sono tutti lì a dire quanto di distruggeranno questa notte, e fatelo pure ma evitate di dirlo in giro, che agli altri non gliene frega niente. Io penso che stanotte andrò a dormire col mio libro come al solito, anche perché non sto particolarmente bene ed è meglio se ho un water nelle vicinanze. Sarà meglio smettere di mangiare fichi e fagioli e tutto quel genere di roba. E anche se non dovessi correre al cesso, non sono lo stesso il tipo da feste, non bevo e non stacco il cervello e non potrei mai fare la vacca alla festa di capodanno. Qualsiasi festa.
Spero che domani facciano il Concerto di capodanno con l'orchestra di Vienna, che mi va di ascoltare la Radetzky Marsch e battere le mani a tempo.

giovedì 29 dicembre 2011

Cose che capitano

Capita che racconto a mia madre cose che dico o che faccio con i miei amici. Anche se lei non può capire, e in genere, sono cose che fanno ridere, perché quelle serie col cavolo che gliele racconto. Le più memorabili sono le cretinate che dico con Marco in biblio, ma di quelle ne racconto il meno possibile, perché poi dice che parlo solo di lui. E grazie al cavolo, se ci siamo solo noi due con chi dovrei parlare, coi muri? Coi libri?
Capita che i miei mi trascinino a fare compere perché con una spesa di 40 euro c'era lo sconto del 30%, e succede così che torno a casa con un pigiama rosa e un paio di calzini antiscivolo a righe rosa, perché pare che nemmeno da grandi le femmine possano vestirsi di un altro colore. E io odio il rosa con tutta me stessa.
Capita che al telegiornale non si parli d'altro che delle tasse sulla benzina e sulla casa e su tutte quelle cazzo di manovre del nuovo governo del signor Mari o Monti (sì, l'ho scritto staccato apposta), che a quanto pareva doveva fare il miracolo. Anzi, a sentire loro bastava solo buttare fuori Berlusconi per compiere già il miracolo economico. Sono vomitevoli.
Capita che la biblio sia chiusa fino al 9 gennaio e io a casa mi annoio come non mai, almeno finché era aperta non importa se non c'era nessuno, stavo a spettegolare con Marco e a fargli i grattini mentre fa le fusa come un gatto grasso (mia madre è convinta che prima o poi lo stuprerò o qualcosa del genere).
Capita che sto rileggendo Harry Potter perché non ho assolutamente nient'altro da leggere e anche ponendo che la biblio di Ponte sia aperta (che non ne sono sicura) non ho voglia di andare fin là a cercar qualcosa. Sono anche fortunata ad essermi procurata il 6 e il 7 di carta, che l'ultima volta ho dovuto leggerli in ebook. Di una scomodità che non avete idea.

domenica 25 dicembre 2011

Anche quest'anno è già Natale

Stanotte, rientrando dalla messa di mezzanotte (che poi era alle dieci, ma facciamo finta di niente) sono scesa in seminterrato a guardare l'albero acceso e a vedere se mia nonna era già passata a lasciarmi sul tavolino il solito biglietto di banca insieme agli altri regali. E per un attimo ho pensato che di nuovo la magia del Natale si era ripetuta. Sembrava quasi tutto più bello e più magico, perfino i regali sembravano più grandi con la luce dell'albero e i riflessi delle palline. Poi ho mandato gli auguri a nastro e ho messo il cellulare in silenzioso, per non leggere le risposte man mano ma trovarle tutte la mattina. Sono una persona strana, lo so, ma volete mettere svegliarvi e vedere scritto "34 messaggi ricevuti"?
Beh, per qualche strano motivo tutto ha iniziato ad andare di merda non appena ho messo i piedi giù dal letto. Ho scartato i regali solo dopo pranzo, e sono rimasta delusa in una maniera che non immaginavo. Alcuni sapevo già cos'erano, perché li avevo tastati o guardati in controluce (continuo ad essere una persona strana, lo so), di altri mi ero fatta un'idea.
In breve,miei amici mi hanno regalato: un braccialetto che mi sta stretto, un bagnoschiuma alla panna e fragola (che non userò mai), un profumo ai fiori (che me lo sono provato e anche lavato via nel giro di cinque minuti ma che persiste nell'aria), un presepio da appendere (mercato equo e solidale) e una cintura (che non passa nei jeans anche se mio padre dice che è impossibile).
I miei invece mi hanno preso una sciarpa, che ha l'aria di essere molto fragile ma spero di non tirare i fili appena la metto su e una catenina dorata, che però credo che non metterò molto presto perché ultimamente non porto più neanche quella di argento, dato che mi viene da grattarmi come una matta anche se non so a cosa è dovuto.
Potete non credermi, ma dopo aver portato tutto in camera mi sono messa a piangere. Quest'anno va talmente di merda che non ho neanche voglia di andare a guardare i film Disney. Gli anni scorsi aspettavo Natale solo per farmene un'overdose.
Questa qui sotto è la foto migliore che mi è venuta. Buon Natale a voi, che sia migliore del mio.

giovedì 22 dicembre 2011

Ricordi di una laurea

Sono qua che mangio gocciole e succo all'albicocca. Abbinamento insolito, ma è l'unica cosa che c'era in frigo, quindi vada per l'albicocca. Avrei potuto magari prendere qualcuno dei biscotti natalizi che ho fatto oggi pomeriggio, ma poi mia madre se ne accorgeva. E poi, l'albicocca restava.
Ieri e martedì ero a Trieste alla laurea di una mia amica e non avrei voluto andarci neanche morta, ma sono troppo gentile per dire di no, e quindi è andato tutto di merda e lo sapevo già prima di partire. Fino alla proclamazione e al buffet andava tutto bene, poi hanno iniziato a farla bere (ovviamente) e da quel momento ha inziato ad andare tutto a rotoli. Al bar del buffet ha iniziato a venirmi mal di testa, probabilmente per via della confusione, del caldo e del fatto che la mattina mi ero alzata tre ore prima del solito per prendere il treno. Allora ho preso mezza pastiglia, per non affossarmi del tutto, e sono andata alla festa. Avevo come una premonizione da quando mi avevano detto che erano tre a laurearsi e a fare la festa nello stesso posto, che poi sarebbe la casa degli ex inquilini di una delle tre, in cui in genere vivono in nove fissi più un numero imprecisato di gente che va e viene. Insomma alla festa da bere c'era solo alcol, niente cibo, due divani e musica talmente alta che due piani sotto si poteva ballare. Siamo arrivate alle dieci. Alle undici e mezza io e un'altra tipa che odia le feste come me siamo andate a sederci sui gradini della prima rampa di scale perché c'eravamo stufate e a me stava esplodendo la testa. Gli altri erano talmente fatti che gran parte di loro non se n'è nemmeno accorta. La nostra festeggiata era parecchio fatta anche lei, perché ha provato prima a darmi da bere una lattina di birra e poi anche a offrirmi una sigaretta già accesa. Molto probabilmente non se lo ricorda nemmeno. Insomma, prima serata di merda.
Il giorno dopo mi sono svegliata alle otto, come dire che ho dormito poco più di quattro ore, volevo tornare a casa prestino, che dovevo vedermi con gli altri in biblio, e per questo gli stronzi di TagliaTreni ci hanno soppresso il treno e hanno ritardato il successivo di 35 minuti. Morale della favola, sono arrivata a casa alle sette e dieci.
La prossima volta, giuro che mi invento una balla qualsiasi, perché non voglio più fare cose del genere. Il mio bunker è così accogliente e il mio amico computer non mi tradisce mai.

Project 52: 42/52

Lampione triestino
(per la mia collezione di foto di lampioni)

venerdì 16 dicembre 2011

Chiedimi se sono malvagia

Vi ricordate la tipa col nome stupido, quella che vi dicevo che Marco era innamorato cotto? Ecco, pare che abbiano litigato di brutto (e devo ancora capire perché, e forse devono capirlo anche loro) e che non le piaccia più. Lui dice che è contento. Non immagina quanto lo sono io. Sono malvagia, sì.
In due mesi si sono conosciuti, innamorati, baciati, lasciati. Anzi, due mesi domani. E no, non ho tenuto il conto io, me l'ha detto lui oggi mentre studiava tedesco e mentre io, col suo benestare, gli cancellavo dal diario tutte le tracce di questo fugace amore. Eppure, non più di tre settimane fa gli avevo detto una cosa del tipo "che ne sai, magari l'anno prossimo non ti piace neanche più". E intendevo l'anno di scuola. Sono malvagia, sì.
Non credo che passerà molto tempo prima che si innamori perdutamente di un'altra, perché lo conosco e so com'è fatto, e posso anche prevedere subito che durerà molto poco come al solito. Voglio dire, due mesi sono anche tanti, rispetto allo standard.
Io quando avevo la sua età ero stracotta di un tizio da due anni, però stava per cadermi il mondo sulla testa. Io quando avevo la sua età avevo un sacco di problemi e il pollice non si era ancora frugato a scrivere messaggi. Forse non ero neanche malvagia, è successo tutto dopo.

venerdì 9 dicembre 2011

Project 52: 39 e 40/52

Ti voglio bene col mio cuore di plastica

Il cielo che vedo è di legno, e le stelle sono solo ritagli di carta.

mercoledì 7 dicembre 2011

Zuccherosi

Sucking too hard on your lollipop
or love's gonna get you down
say love, say love
or love's gonna get you down

A stare con Marco mi verrà il diabete. Voglio dire, in compagnia di Marco, non capite cose strane. Specialmente da quando sente la famosa tipa col nome stupido. Se gli si appoggia una mano addosso, quando la si toglie gronda miele.
È talmente zuccheroso che nemmeo la frittella che abbiamo diviso oggi pomeriggio non aveva così tanto zucchero, il che è tutto dire, visto che al primo morso mi sono riempita tutta la faccia. Le frittelle da sagra, quelle tonde e enormi sono sempre state piene di zucchero, ma credo di non essermi mai sporcata così tanto mangiandone una. A un certo momento, quando ne restava solo un pezzetto l'abbiamo perfino morsa insieme, tipo Lilli e il Vagabondo che mangiano lo stesso spaghetto, perché siamo due ingordi, e grazie a Dio non è entrato nessuno dalla porta della biblio, visto che eravamo alla scrivania. Sennò ci denunciavano per atti osceni, visto che la gente non ha il minimo senso del romanticismo e della zuccherosità.
Domani nevicherà, perché non è mai stato che Marco divide la roba da mangiare.

martedì 6 dicembre 2011

A caccia di regali

Oggi pomeriggio mio padre era in vena di spendere, probabilmente prima che il governo ce li mangi tutti, allora siamo andati a caccia dei regali di natale per i miei amici. Il problema principale dei regali di natale è che non so mai cosa prendere, che passo ore insieme alle persone e non ho la minima idea di cosa potrebbe piacergli o servirgli. Per dire, passo quattro pomeriggi alla settimana con Marco e cascasse una pannocchia se so cosa prendergli. Anche perché ha tutto quello che si può desiderare.
Ma la cosa peggiore dei negozi sotto natale, oltre ai prezzi non particolarmente scontati (un paio di calzini con l'antiscivolo € 4.20, l'antiscivolo deve essere d'oro) sono le musichette natalizie che ti mettono negli altoparlanti. Dopo mezzora di jingle bells e noel noel e rumore di campanellini della slitta mi stava venendo una reazione allergica.
E mi mancano ancora due regali, uno dei quali non so ancora cosa sarà.

martedì 29 novembre 2011

Delusione

Ho appena finito di piangere e scrivo con gli occhi ancora rossi e gonfi, perché non scrivere sarebbe peggio. Oggi pomeriggio è uscita la graduatoria del servizio civile, e nel posto in cui avevo chiesto di andare sono terza. Il problema è che c'è un solo posto e se l'è fregato uno che non so nemmeno chi sia. E il problema più grosso, quello che veramente mi ha dato più fastidio del non aver ottenuto il posto, è che la seconda classificata è una ragazza che mi sta sulle palle in una maniera stratosferica, che non so come abbia fatto a prendere tre quarti di punto più di me quando sistema i libri alla rovescia, con la Z in alto e la A in basso (lo so perché ha fatto lo stage in biblio questa estate e dovevamo passarle dietro a sistemare quello che faceva) o forse lo so, ma non posso dirvelo.
Essendo "idonea non selezionata" potrei aspirare a prendere un posto rimasto vacante da qualche altra parte, ma la vedo dura perché quest'anno eravamo davvero una valanga. La verità è che era la sola occasione di avere un lavoro sicuro per almeno un anno e qualcosa di "importante" da scrivere nel curriculum poi. E adesso tutte le speranze di mettere il culo al sicuro si sono sbriciolate ed è quasi Natale e io non so dove sbattere la testa. Riprendere l'uni è fuori discussione, non posso farcela. Non me ne frega di farcela, a dire il vero. Solo a pensarci mi viene il vomito.
Addio stipendio. Addio, reflex.

Project 52: 38/52

Tramonto

giovedì 24 novembre 2011

Pensando a lei

Chissà perché, adesso ogni volta che scrivo mi viene in mente la Bahlke. Mi viene in mente, e poi capita come oggi che scrivo di lei.
Il foglio protocollo è fatto di quattro colonne per scriverle tutte. Ogni volta ce lo diceva e ogni volta io arrivavo in cima alla quarta colonna e dopo cinque o sei righe avevo finito il tema. Sei una ragioniera, mi diceva, vai dritta al punto. Anche se lo sapeva benissimo che non eravamo per niente una classe di ragionieri. La partita doppia non l’aveva mai capita nessuno e c’era gente che ancora sommava gli sconti nelle fatture.
Ma alla fine io so che le piaceva la scrittura tonda e l’andare dritto al punto. Diceva che le cose di troppo contribuivano a ritoccare il voto verso il basso, perché con lei scrivere quattro colonne intere e usarne tre per parlare di dettagli inutili poteva essere un autogol clamoroso.
Lei che odiava le calligrafie da gallina e i crostoni di bianchetto.
All’epoca scrivevo un sacco. Scrivevo al computer i miei fogli, scrivevo a scuola quando c’erano le ore buche le situazioni delle mie trame sbilenche, scrivevo papiri sul cellulare nascosta dietro lo zaino con la mano sinistra, perché con la destra intanto prendevo appunti.
Lei era quella che entrava in classe e diceva “qui c’è puzzina-puzzetta” e ci faceva aprire le finestre. Era quella che ci raccontava cosa combinavano in quinta quando noi eravamo ancora due anni indietro e ci faceva venire voglia di crescere di colpo o di restare piccoli per sempre.
Delle volte ci raccontava le trame dei libri, anche delle anticaglie, e ci faceva venire voglia di leggerli. E poi, quando ce li avevi in mano ti chiedevi se fosse il libro giusto, perché come lo raccontava lei era molto più avvincente. Che Dante è un grande e D’Annunzio uno sbruffone antipatico e anche un po’ porco, che come puoi dimenticartelo se te lo spiegano così?
E come il foglio protocollo, anche le domande con le righe erano fatte per non sgarrare, e guai a chi provava a barare uscendo dai margini. Rimpicciolire la scrittura valeva, ma solo se era uguale in tutto il compito.
La storia potevi raccontarla al contrario, se volevi, l’importante era che alla fine tutto tornasse, che ci fossero cause, conseguenze, assassino e movente come in ogni giallo che si metteva a leggere e di cui a volte ci parlava.
E la gomma non potevi mangiarla, guai a chi ruminava come una mucca. E se facevi il furbo e te la incollavi da qualche parte in bocca, potevi stare sicuro che al minimo movimento ti avrebbe fregato, perché anche se sembrava non guardarti, vedeva tutto.

giovedì 17 novembre 2011

Un'ugola d'oro zecchino

Oggi pomeriggio, siccome non avevo assolutamente un cavolo da fare (come se fosse una novità), mi sono piazzata davanti alla tivvù a guardare lo Zecchino d'Oro. Per favore non guardatemi con quella faccia. La verità è che ci sono cresciuta insieme, che anche quando ho smesso di seguirlo mi sono lo stesso ascoltata le canzoni all'infinito per impararle e poi le ho cantate all'infinito. La verità è che non lo guardo perché la mera trasmissione è diventata una fiera delle cazzate in cui perfino i bambini sono montati la testa, cantano col microfono in mano e ondeggiano e neanche il coro è capace di stare fermo. E siccome sono malvagia vi dirò anche che quando cantano i piccoli si capiscono mezze parole e l'altra metà te le immagini. Ma questo più o meno è sempre stato.
Mi ricordo quando c'era Mariele, anche se io avevo solo sei anni quando è morta. Mi ricordo Mariele, mamma di mille bambini e zia di mille canzoni, che dirigeva il coro con quelle cuffie enormi, con quei suoi vestiti lunghi fino ai piedi.
Oggi pomeriggio c'era una bambina nel coro, in alto a destra, che sembrava me quando avevo dieci anni. Stessa faccia cicciotta e non troppo sveglia, stessa coda e stessi occhiali (appena mi capita, vi faccio uno screenshot dal video). Avrei potuto essere io, tranne per il fatto che io cantando avrei messo le mani dietro la schiena. Perché la verità è che io avrei pagato oro per poter cantare nel coro dell'Antoniano. Io, che cantavo a tutte le ore, io che nella mia letterina a Babbo Natale c'era sempre scritto che volevo "la cassetta dello Zecchino d'Oro"(e in genere solo quello, tra l'altro). Io che direttamente il giorno di Natale ancora prima di ascoltarla chiedevo a mio padre di farne una copia in previsione del fatto che l'avrei frugata. Giuro. Rompevo i nastri. Si aggrovigliavano dentro al registratore e bisognava rifarli su con il tappo del pennarello che si incastrava bene e tirando si spaccavano e li aggiustavo con lo scotch e poi ad ascoltarli saltavano.
Quando anadavo in montagna con mio padre, in macchina cantavamo sempre a cappella. Io facevo la solista (o anche i solisti, se erano canzoni cantate da due o tre bambini) e lui il coro, che erano le parti più corte e facili. Ancora adesso quando vado in giro in macchina, tipo a prendere il treno, me la suono e me la canto da sola. Le mie preferite da cantare mentre guido, in genere sono La doccia col cappotto e Il ballo del girasole (cercate pure sul tubo), però credo che di queste che ho sentito oggi si aggiungerà presto Un punto di vista strambo.
Però un po' mi manca il vero Zecchino, quello col Mago Zurlì (che sarebbe a dire Cino Tortorella, visto che ai miei tempi già non era più vestito da mago) e Topo Gigio, col coro vestito da Benetton (nel 1992 erano a dir poco orrendi, con quella B enorme sulla maglia) e con Mariele. Era lei, il vero Zecchino.

lunedì 14 novembre 2011

Let's reflex

Allora allora. Sulla famosa festa di sabato preferisco non pronunciarmi, altrimenti potrei dire peste e corna della maggior parte dei partecipanti. Quindi soprassediamo. Domenica avevamo il nostro banchetto di lavoretti di natale alla festa del ringraziamento, e sono tornata a casa piena di brillantini rossi. Ne ho ancora di attaccati ai capelli e alla felpa, perché per toglierli credo che ci vorrà un vero e proprio miracolo.
Comunque il punto è che ho fatto un po' di foto sia sabato (oltre settanta, la gran parte delle quali mosse perché "stai fermo" alle orecchie di alcune persone non ha un senso) che domenica e mi sono accorta con orrore che tutte quelle scattate all'interno, specialmente alla presenza di una luce al neon, buttano orrendamente sull'arancione per quanto avessi bilanciato la luce e tutto. Sono addirittura a puntini. Le poche che ho fatto all'esterno, con la luce del sole, sono venute bene. Ma voglio dire, davvero bene.
Insomma, un nervoso. Così si fa sempre più strada nella mia mente l'idea di prendermi una macchina fotografica degna di questo nome. Una bella reflex, che quella che ho ora in confronto va bene per fare i turisti per caso.
Da lunedì escono le graduatorie del servizio civile, e nel caso fossi presa credo proprio che il primo stipendio verrà investito in una nuova macchina fotografica.

mercoledì 9 novembre 2011

Un pomeriggio come un altro

Sono qui in biblio che mi gratto allegramente, perché la gente sul presto langue e però bisogna essere qua per ogni evenienza. Domenica (e non solo) c'è la festa del ringraziamento, conosciuta da tutti come "festa del toro" per via della bizzarra usanza, fino all'anno scorso di servire toro allo spiedo. Io personalmente non l'ho mai mangato, ma mi dicono che non fosse questo granché (e che oltretutto costasse un'esagerazione). Dentro al palazzetto c'è il mercatino delle associazioni e dei commercianti, e ci hanno dato uno spazio anche a noi del kemma, per farci un po' di pubblicità Così stiamo cercando di pensare e capire cosa possiamo proporre a quei poveri bambini che passeranno di là e che noi irretiremo. Qualcosa di natalizio, magari dei bigliettini di auguri. Io ho proposto anche le buste da colorare, tagliare e incollare per la letterina a Babbo Natale, ma vedremo. Non che manchi molto, a dire il vero.
Comunque, mentre me ne stavo qui a vegetare è passato un ragazzo che io trovo a dir poco inquietante, e siccome lo conosco da un po' mi sono anche fatta un'idea di com'è, che è stato un pezzo a tampinarmi mentre aspettavo che il computer si desse una mossa, che mi ha chiesto come mi chiamo e quanti anni ho e dove abito e poi no ho capito il senso, mi ha mostrato, facendomele appoggiare palmo contro palmo, che le sue mani sono più grandi delle mie e a questo punto ho pensato che per fortuna c'era in mezzo la scrivania, ma che sennò io so comunque fare quella bellissima mossa con la leva che abbiamo rivisto ieri sera e che posso stenderlo e poi chiamare la polizia. Sembra di no, ma quando ti rendi conto di cosa sei capace di fare, poi ti viene in mente che effettivamente potresti usarlo. Io e la Giulia, abbiamo quasi pensato di dare una pubblica dimostrazione sabato sera al compleanno, testando le mosse che abbiamo imparato addosso a un certo ragazzo pettegolo (e che ci sta anche un po' sulle palle) che figurarsi se non viene alla festa.
E adesso, speriamo che arrivi la Mara, così almeno facciamo quattro chiacchiere.
(Domani ho il famoso colloquio. Me la sto già facendo sotto, perché se non prendo un bel punteggio molto alto addio posto a Ponte.)

lunedì 7 novembre 2011

Il nome che detesto

Per qualche stupido motivo, nel tuo cervello sei convinta che i fratelli piccoli rimangano sempre piccoli, invece giri l'occhio un attimo e quando torni a guardarli non li riconosci più.
Sono gelosa come una scimmia, perché Marco ha una nuova fiamma, che non si sa bene quanto sia ricambiato e che noi tutte vecchiarde disapproviamo. Lui non ci ascolta, oppure lo fa ma non ci dà retta, che io trovo una cosa stupida ma che è ampiamente giustificabile perché io ero uguale spiccicata. Solo che io ero anche un pochino più innamorata di lui, e anche da un po' più tempo.
Voglio dire, ho perso il conto delle tipe di cui mi ha parlato da quando ha messo piede alle superiori (per non parlare di quelle che mi raccontava mentre cercava di venire fuori dalle medie), e sono convinta che non ce ne sia stata nemmeno una di cui era davvero innamorato cotto, intendo a quel grado in cui si fanno le vere cavolate, si cammina alti da terra mezzo metro e quando ti arriva un suo messaggio ti si stampa in faccia un sorriso ebete che potresti vincere un premio.
Tra l'altro la tipa ha anche un nome che io associo per definizione a delle persone stupide (o forse è un caso, ma la gran parte di quelle che conosco che lo portano sono stupide o almeno si comportano come tali).
Sono irrazionalmente gelosa, come lo ero da piccola quando mia madre guardava gli altri bembini, che potendo l'avrei presa di peso e portata via. E sono malvagia, spero che piova tutta la settimana e che non si vedano, spero che lei sia ancora persa per il suo ex, cose del genere. Oggi gli ho perfino detto che ci arrabbiamo perché vuole più bene a lei che a noi, che siamo le sue vecchiarde e che deve ascoltare quando lo consigliamo, se non vuole restare col culo per terra. Ma so che stiamo parlando col muro, e che è meglio preparare il cucchiaino per quando dovremo raccoglierlo. Solo che, come minimo, la prima cosa che diremo sarà "te l'avevo detto". Questo se lo merita proprio.

venerdì 4 novembre 2011

Depression

I've got to move on and be who I am
I just don't belong here I hope you understand
we might find our place in this world someday
but at least for now I gotta go my own way

Non so bene cos’ho ultimamente. Non capisco se sono arrabbiata o se sono abbattuta. È che un sacco di cose mi fanno girare le scatole ma invece che prenderle a pugni vorrei solo sedermi in un angolo e piangere fino alla fine delle lacrime.
Ieri sera ero in chat su face con Bruno e ci siamo messi a parlare dell’uni e del servizio civile. Mi ha detto che così perdo un anno, che mi laureo più tardi. Gli ho detto che a dire il vero, me ne frego di laurearmi. Mi ha detto anche che quando sono laureata posso trovarmi un lavoro bello (e questo è tutto da vedere, a dire il vero) e trasferirmi. Non ho la minima intenzione di trasferirmi. I miei sono delle pigne nel didietro, però non mi fa voglia andare via da casa. Specialmente pensare di dormire da sola la notte. Ultimamente ho sviluppato una fottutissima paura dei ladri e se sento anche il minimo rumore non riesco più a dormire. Vabbè, ma ora non c’entra. Quello che mi ha dato fastidio, anche se non è la definizione esatta, è che sia stato uno più piccolo di me a venire a farmi la morale e dirmi cosa devo o non devo fare, uno che un volta lo stavo a sentire io, come se si fossero rovesciate le parti. Cioè, sono sicura che non intendeva impormi niente, voglio dire, erano solo consigli e constatazioni, ma siccome ne ho le tasche piene di gente che mi chiede come sono presa con l’uni e perché ho mollato e cose del genere (e in particolare c’è un sacco di gente che manco mi conosce a chiedermelo), ormai l’argomento mi dà un gran fastidio.
La verità è che non so cosa voglio fare della mia vita, che giovedì vado a fare il colloquio per il servizio civile e spero di prendere un buon punteggio e che mi mandino dove ho chiesto, ma in realtà non me  ne frega niente di passare. Voglio dire, ultimamente le cose mi stancano. Qualsiasi cosa. Che sia stare in biblio, che sia guardare la tivvù, che sia stare al computer a cazzeggiare, che sia giocare col gatto.
Sabato prossimo sono stata invitata a una specie di festa di compleanno di un’amica, e non ho la minima voglia di andarci, perché so già che quando il gatto non c’è i topi ballano, quindi immagino che scorrerà alcol a fiumi (e io non bevo), che le ragazze faranno le vacche e balleranno addosso ai pochi ragazzi che ci saranno (e io non sono il tipo), che saranno tutte vestite e truccate come se andassero a un ricevimento (e io non credo proprio) e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Ho detto che allora avrei fatto la fotografa, giusto per non stare a fare il soprammobile e a tediarmi tutta la sera in mezzo a gente che non so nemmeno chi sia. Solo che avrei fatto meglio a stare zitta, perché adesso sono davvero costretta ad andarci.
Martedì ricomincia anche il corso di autodifesa, annuale, e gli ho detto che vado perché mia madre ha fatto del terrorismo dicendo che devo muovermi sennò divento sempre più goffa e imbranata e le falde di grasso si moltiplicano (mia madre mi vuole davvero bene), ma non ho assolutamente voglia, a dire il vero. Pensare di pagare per muovermi e anche per tutto l'anno, mi fa venire voglia di dirgli che mi sono sbagliata e non ci vado più.
Voglio scappare lontano e nascondermi da tutto e da tutti.

lunedì 31 ottobre 2011

Halloween, round 2

Questo è halloween, questo è halloween
ogni zucca lo griderà
questo è halloween, questo è halloween
dacci un dolce o il terrore ti attanaglierà.

Poco prima di pranzo mia nonna è venuta ad accertarsi che fosse davvero halloween per sapere se doveva fare rifornimento di caramelle per i bambini. E ha comprato un sacchetto di caramelle e uno di marshmallows che spero vivamente  non vadano via. Così domani vado a riscuoterli io.
I miei cugini si sono presentati qui vestiti da pipistrelloni in nero e viola, con due vestiti identici che hanno riciclato da carnevale. Spero che non gli abbia dato i marshmallows.
Forse stasera che ho un mal di testa astronomico (ma forse mi sta andando via dopo essermi ingozzata di pastiglie) potrei guardare Nightmare before Christmas, tanto per stare in tema.

sabato 29 ottobre 2011

Halloween, round 1

Oggi pomeriggio abbiamo fatto una specie di festa di Halloween al kemma. I bambini hanno fatto il più casino possibile, ma se quella è la loro idea di divertimento non so cosa farci. Prima o poi capiranno che possono parlare anche a voce più bassa ed evitare di tirare pallonate sul muro, ma fino ad allora ce li sopportiamo così.
Noi grandi eravamo quasi tutti vestiti, perchè alla fine non siamo davvero così grandi. Io ero vestita da studentessa di Hogwarts, nell'attesa che mi arrivi via gufo la famosa lettera con l'indirizzo in inchiostro verde (mai smettere di sperare). Avevo anche il mantello con lo stemma e l'ho prestato a Marco, così, tanto per fare un po' di scena. Ha preso il suo profumo. Rimettermelo è stato come avercelo abbracciato per il resto del tempo. La Ele si era messa su le orecche da Minni e la coda, la Giulia un vestito anni venti con tutte le frange che noi chiamiamo "charleston", la Ale era tutta in nero e col cappello da strega.
Ma la parte migliore erano le cibarie. Abbiamo mangiato bulbi oculari iniettati di sangue e casse da morto (sublimi opere culinarie della Elena). Credo che mi farò ridare la ricetta, perché mentre la spiegava mi sono persa.
A breve le foto, Marco permettendo.

venerdì 28 ottobre 2011

giovedì 27 ottobre 2011

Mantelli coltelli

Ho un mal di testa alla Harry Potter, della serie che mi si spaccherà la testa in due a momenti. Dopodomani ci sarebbe la festa di Halloween del kemma, ma come al solito è sempre tutto molto campato in aria. E come se non bastsse, non trovo più il mantello dell'anno scorso. Voglio dire, ho guardato ovunque e non c'è, ma non può essersi smaterializzato. Nella peggiore delle ipotesi, cercherò di vestirmi da scienziato pazzo. O da Harry Potter. Ma prima, anche se mi fa entrare nel personaggio, devo farmi passare il mal di testa.

venerdì 21 ottobre 2011

Pazza idea

Non so da dove mi vengono, ma ne invento sempre una nuova. Ieri sera ho avuto un'illuminazione per carnevale, il che la dice lunga su quanto avanti mi sono presa. Non so nemmeno se andremo alla festa a far animazione e, ammesso che ci chiamino, non so se io potrò andare (per via del servizio civile e cose del genere, ma vediamo quando mi prenderanno) ma ho già pensato da cosa vestirmi.
Tenetevi forte: diventerò Super Mario!
(Siete autorizzati a dirmi che sono pazza e cose del genere).

lunedì 17 ottobre 2011

Muffin bicolori

Questi sono i muffin che ho portato il giorno del mio compleanno. A dire il vero, siccome non ho trovato da nessuna parte una ricetta che avesse un solo uovo o al massimo due (tutte quelle con il cioccolato mettevano almeno quattro uova) questa l'ho inventata io aggiustando quella che uso di solito. Ho detto ai miei amici che erano un esperimento che loro sarebbero stati le mie cavie, e prima ancora che potessi finire la frase Marco stava già mangiando. A quanto pare è ancora vivo e vegeto, quindi potete fidarvi.
Con queste dosi ne sono venuti 12, che sono esattamente il numero di buchi che ha la padella.


Ingredienti
120 g di burro
1 uovo
100g di zucchero
200 gr di farina
mezza bustina di lievito
100 + 50 ml di latte
2-3 cucchiai di cacao amaro
un pizzico di sale

Procedimento
Sciogliere il burro e mescolarlo in una terrina con uovo e lo zucchero fino ad ottenere una crema. Aggiungere la farina, il lievito e, un po' alla volta i primi 100 ml di latte.
A questo punto, imburrate e infarinate bene la teglia da muffin e iniziate a preriscaldare il forno. Versate metà dell'impasto nei buchi della teglia (viene circa un cucchiaio per stampo), poi aggiungete all'impasto rimasto il cacao e il resto del latte. Può darsi che non servano tutti i 50 ml, dipende dalla consistenza dell'impasto di partenza. Riempire ogni stampo con un cucchiaio di impasto al cacao. Si possono mescolare delicatamente i due impasti con la forchetta o con uno stuzzicadenti per creare delle righe.
Infornare a 180° per 20-25 minuti.

domenica 16 ottobre 2011

22

Sapete, dopo che ieri Marco mi ha dato della "piccola anziana Frau", mi sento davvero decrepita. Che poi, non ci vuole tanto a sentirsi vecchi quando giri in compagnia di gente che ha di media 17 anni.
Ieri pomeriggio abbiamo fatto un po' di festa. Presto arriveranno anche le foto, se Marco mi fa la grazia di passarmele, visto che lui su face non le carica più perché dice che si rovinano. Poco male, le caricherò io.
Ho portato da mangiare il famoso salame a forma di 22 e siccome è venuto bene (anche se mescolare tutto l'impasto è stata una faticaccia di Ercole perché alla fine non ci stava più nella terrina), come promesso prossimamente vi metto la ricetta. E anche quella dei muffin, così la Austro è contenta.
Ma passiamo alla parte dei regali: dai ragazzacci ho ricevuto un maglione a righe, un paio di orecchini a forma di cuore e un perizoma (che ovviamente non metterò mai), invece la Elena e la Giò mi hanno regalato uno scamiciato che adesso va molto di moda (ma che non so se metterò. Se stai leggendo, Elena, scusa ma è la verità) perché mi hanno detto che così magari sembro un po' più donna. Se volete sapere la verità, me ne frego di sembrare più donna. Se devo mettermi su un vestito e gli stivali (i tacchi no, se non voglio ammazzarmi al primo passo che faccio) per stare male tutto il giorno, stare scomoda e avere freddo le maniche e pensare che mi si vedono i rotolini di trippa, preferisco incartarmi nelle mie solite felpe e nei miei jeans e mettere le mie scarpe da ginnastica slegate. Se devo piacere a qualcuno, non sarà per come vado vestita.
Mia nonna mi ha fatto il solito biglietto di banca e credo che andrò presto a spenderlo in braghe, visto che ieri per chiudermi quelle dell'anno scorso ho tirato come una matta.
Mio zio mi ha detto di passare da quelle parti che anche lui ha qualcosa per me, e anche se credo di sapere di cosa si tratta, prima di scriverlo voglio controllare.
E aNobii, quando schiaccio sulla foto, mi ricorda "22".

venerdì 14 ottobre 2011

Le ultime ore

da ventunenne. Per essere proprio precisi, scadono domani mattina alle 7.25 ma so già che da mezzanotte inizieranno ad arrivarmi gli auguri. E a proposito, devo proprio cancellare un po' di messaggi dal cellulare, prima che si blocchi di nuovo.
Domani pomeriggio facciamo un po' di festa con i miei amici del kemma, porto il dolce. (Ecco, un'altra cosa che devo fare è cercare le candeline. Due possono bastare, le altre venti sono opzionali). Stasera ho preparato dei muffin e domani mattina devo svegliarmi presto per fare il salame di cioccolato. Se riesco lo farò a forma di 22, ma nella peggiore delle ipotesi (cioè se dovesse essere un'impresa troppo ardua) lo farò a forma di salame e preparerò un numero come quello dell'anno scorso da mettere sopra.
Il salame non è uno dei miei cavalli di battaglia, ma siccome mia madre ha detto che i miei dolci sono sempre gli stessi ho deciso di provare a cambiare. Spero solo che non si riveli una decisione sbagliata.
Se funziona, in uno dei prossimi post metto la ricetta di quello e anche dei muffin (che è una mia personale interpretazione). Uh, a proposito di muffin: mia madre ha finalmente comprato la padella coi buchi! A infarinarla è un casino, infatti la preferivo se era di silicone, ma almeno stavolta non sono tutti sbrodolati fuori dai pirottini e neanche incollati nelle vaschettine delle mele. Mi sento quasi realizzata.
Vediamo domani se faranno onore ai miei sforzi culinari.

mercoledì 12 ottobre 2011

Autodifesa/2

Sottotitolo: "Scusi, signor aggressore, possiamo ricominciare da capo che la tecnica non mi è venuta?"
Ieri sera le ho prese di brutto. Oltre ad essere caduta in tutti i modi peggiori, compresa una volta di polso, mentre cercavo di difendermi da un attacco che adesso non mi ricordo neanche cos'era, mi sono addirittura fatta male da sola. Perché grazie alla mia precedente dentista e grazie ai denti del giudizio che stanno cercando di venire fuori solo ora, il mio incisivo laterale superiore destro è messo talmente fuori fila rispetto agli altri, che mordermi inconsciamente diventa sempre più facile. Insomma mi sono fatta ben male da sola, e sono stata a succhiare sangue facendo finta di niente per più o meno un quarto d'ora.
Tra l'altro, prima di iniziare il corso facciamo un po' di corsa come riscaldamento e siccome al secondo giro di palestra io in genere ho già la lingua che striscia per terra mezzo metro e vado più o meno in apnea, tutte le cose che devo fare dopo mi riescono malissimo, evidentemente perché l'ossigeno non mi basta per fare tutto. Ieri sera, poi, ho fatto tante di quelle figure di emme, che mi pareva di avere un cartello con scritto su "pinza" sopra la testa. (Nota per i non veneti: "pinza" oltre che un arnese e un dolce è anche il modo di descrivere una persona che non ha voglia di fare, imbranata, che si stufa subito e si lamenta).
Poi in realtà non ho capito perché quando provavo col maestro lo facevo finire sempre per terra al primo colpo e invece quando provavamo in coppia tra di noi, non funzionava. E ci dicevamo a vicenda: "scusi, mi riaggredisce per favore?", e ridevamo come delle cretine.

lunedì 10 ottobre 2011

Revival: Lunedifilm

Devo essere un po' fuori, o forse è solo l'aria gelida che tira (non tira, ma solo perché la porta è miracolosamente chiusa) in biblio, complice anche il termoconvettore spento che riprenderà vita il 15 ottobre, come per farmi un regalo di compleanno. Fatto sta che, per qualche motivo che non mi è dato sapere, mentre stavo qui ad ibernarmi e a sistemare il blogroll mi è balzata in testa la sigla del lunedì film. Sì, sapete quella che facevano su rai uno quando la prima serata iniziava subito dopo il telegiornale (niente pacchi, niente sospetti, niente cose del genere) e il film intanto era guardabile e poi si riusciva anche a vederlo tutto perché non andavano avanti fino a mezzanotte. E tra l'altro, per avvalorare la tesi del freddo che mi iberna i neuroni, mi è venuta in mente non solo la musichetta (e le improbabili parole) in stereo ma anche il video.
E ora, siccome sono nostalgica, ve la posto qui sotto.

domenica 9 ottobre 2011

No way.

Come vi dicevo venerdì, ieri abbiamo riaperto il centro giovani. Un flop che non ho mai visto una cosa peggiore. Fino alle tre e mezza siamo rimasti ad assordarci allegramente ascoltando il fracasso che usciva dalla sala prove (che guarda caso è nella stanza accanto), poi è arrivato un bambino, che sarebbe stato l'unico di tutto il pomeriggio (e ovviamente i musicisti hanno continuato imperterriti tutto il pomeriggio). E poi la gente ha coraggio di dire che non c'è niente? Grazie al cazzo, se non vi degnate nemmeno di venire a dare un'occhiata per forza che non c'è niente.
Tra l'altro ci sono state anche le solte rogne comunali, ma lasciamo perdere che è meglio.
Come al solito non ne va dritta una.
[Edit: mi è stato dato della razzista per delle cose che ho detto (non qui nel blog, ma nella vita reale), probabilmente scegliendo male le parole, per cui ci tengo a precisare che non sono affatto razzista, è solo che certi comportamenti, specialmente se prolungati, mi danno davvero fastidio, ma questo vale anche se a tenerli sono degli italiani.]

venerdì 7 ottobre 2011

Super Mario (è quello che ci vorrebbe)

Domani riapriamo il centro giovani. Siete autorizzati a sganasciarvi, dal momento che anche noi ridiamo per non piangere, facciamo buon viso a cattivo gioco e cose del genere. La verità è che quelli del comune ci promettono cose che non hanno intenzione di darci (tipo la nuova stanza, che comunque ha come minimo quattro dita di muffa e le tende che cadono a pezzi) e che noi le proviamo tutte per attirare gente, ma se questi sono i presupposti, per forza che non viene nessuno.
Intanto, per distrarmi, sto giocando a Super Mario, come quando avevo sette anni e giocavo col Game Boy di mia cugina (ovviamente in bianco e nero) che era da mia nonna a studiare per la maturità. Solo che una volta riuscivo a completare i livelli, adesso sono in crisi. Forse è la versione nuova che è troppo tecnologica. Fatto sta che sono già morta definitivamente almeno tre volte (quattro vite per tre volte uguale dodici).

mercoledì 5 ottobre 2011

Autodifesa

Sottotitolo: la presa del dito Vuxi.
(per chi non ha visto Kung Fu Panda, vi incollo il dialogo:
[Shifu afferra il mignolo di Po]Po: Ooh! La presa del dito Vuxi! La presa del dito Vuxi no!
Shifu: Ah. Ah-ah. Conosci questa presa...
Po: Sviluppata dal maestro Vuxi nella terza dinastia? Sì!
Shifu: Oh-oh... Allora saprai che succede quando fletto il mignolo...
Po: No no no...
Shifu: Sai qual è la parte più difficile? La parte più difficile è ripulire tutto dopo!)

Ieri sera sono stata alla prima lezione del corso di autodifesa. Ci hanno insegnato prima di tutto a cadere all'indietro senza sbattere la testa, poi come liberarci se l'aggressore ci afferra per il polso e poi anche come fare leva sul suo indice per liberarci e buttarlo a terra. L'unico piccolo problema adesso è che ho il polsi doloranti, specialmente il destro, che è tutto gonfio ed è grosso più o meno il doppio dell'altro. Stanotte quando mi sono accorta che iniziava a diventre enorme ci ho messo subito il ghiaccio e poi l'ho bendato stretto, ma continua a fare male. A pranzo ho mangiato con la mano sinistra e mi sento particolarmente invalida.

lunedì 3 ottobre 2011

Rotoli

È un periodo un po’ schifo. Dopo la sfaticata con le orchidee dell’altra sera e dopo essermi infuriata con Marco oggi per la nonsoquantesima volta in tre giorni, mi pare che vada un po’ tutto a rotoli. Forse non è vero, forse è solo un'impressione, tuttavia non riesco a levarmela di dosso. Basta dire che è più meno tutta la sera che mi sono rifugiata nei Linkin Park, il che equivale a dire che è nera forte. L'ultima volta che sono stata così in buca era fine luglio, che avevo una specie di nostalgia dei centri estivi e qualcos'altro di mescolato insieme. Non è che sia passato tanto tempo.
Stamattina siamo stati alle medie a fare proseliti per il centro giovani, ma giuro che tre quarti li avrei buttati giù dalla finestra, perché sono di una maleducazione unica, che ti chiedono le cose perché non vedono l'ora di perdere tempo e poi quando gli rispondi non stanno neanche ad ascoltarti. Infatti uno di questi signorini l'ho anche sgridato, e come minimo.
Tra l'altro, questo lunedì delle fiere alle medie, me ne ha ricordato un altro, di otto anni fa. Che forse è stato l'inizio di qualcosa, e forse, invece, l'inizio della fine.
Domani sera inizio un corso di autodifesa. A dire il vero, mi è già passata la voglia ancora prima di cominciare. Spero solo di non prenderne tante.
E per complicarmi la vita ancora un po', oltre alle rogne assortite del centro giovani che lasciamo perdere, oggi è anche arrivata la busta con il questionario del censimento. Mio padre lo farà scrivere a me, e mi sta già venendo male. Oltre alle domande assurde, si raccomandano di fare il 4 aperto sopra (saranno 10 anni che non lo faccio più) e l'1 senza la sbarretta sotto. Che se non sto attenta vedrete come li sbaglio.

venerdì 30 settembre 2011

Orchidee

Domani e domenica in nonsoquante piazze italiane si possono comprare le orchidee dell'Unicef per calare a ZERO il numero dei bambini che muoiono in Africa. Forse avete visto il tivvù la pubblicità con Lino Banfi. Bene, io sono incastrata a vendere orchidee, cosa che detesto e che pur di non mettermi mi farei personalmente un buco e mi ci metterei dentro, però come al solito hanno incastrato noi del centro giovani. E come se non bastasse, domani pomeriggio, in contemporanea con le orchidee, c'è la cerimonia di insediamento del nuovo prete e di conseguenza tutte le associazioni avranno il loro banchetto nel piazzale della chiesa per leccargli il didietro come va di moda fare qui a Salga.
Tra l'altro, queste maledette orchidee vengono la modica cifra di 15 euro l'una, nel senso che se l'offerta è minore niente pianta. Ora, capisco che sia per una buona causa, però sinceramente trovo che, essendo piante piccole che dal fiorista paghi 5 euro, quando ne dai 10 dovresti avere diritto a portartela via. Perché sopratutto, credo che nessuno sia disposto a dare 15 euro per una pianta. Forse li dà per fare del bene, ma non per la pianta. E sul vademecum dei volontari (che gli altri devono ancora leggere, tra l'altro) è specificato che non si può neanche scrivere quanto costano.
Piuttosto di fare queste figuracce, voglio morire prima di domani pomeriggio alle cinque.

giovedì 29 settembre 2011

Film: Fantasia

Ieri sera ho guardato Fantasia, la versione del 1940. A dire il vero, l'ho guardato a spezzoni, perché non vado matta per la musica classica (oppure, meglio, mi piace solo quella che già conosco) e perché certe parti erano un po' pallose. Fantasia non è un film intero, è fatto di episodi che non hanno assolutamente niente a che vedere l'uno con l'altro. Non è parlato, a parte quando c'è l'introduzione dell'episodio a cura di Deems Taylor, è tutto fatto di musica e di immagini che si muovono a tempo.
L'orchestra è diretta da Leopold Stokowski (che sono subito andata su wikipedia a vedere chi era di preciso).
Le mie due parti preferite sono "L'apprendista stregone", sulla musica omonima, con Topolino (che hanno ripreso anche in Fantasia 2000) e "La danza delle ore" con la musica di Amilcare Ponchielli (poveretto, che razza di nome), in cui ci sono delle ballerine struzzi, ippopotami ed elefanti, e dei ballerini coccodrilli che fanno il balletto classico. I cartoni in sé sono abbastanza elementari, quello che più stupisce è che si muovano esattamente a tempo. Voglio dire, è chiaro che devono muoversi a tempo, ma penso che calcolare l'esatto numero di disegni per farli così sincronizzati con la musica debba essere stato davvero un lavoro enorme.
Se non li avete mai guardati, cercateli su youtube. Vale davvero la pena.
Ah, sì, quasi dimenticavo. Anche la danza cinese dei funghi è fatta benissimo.

martedì 27 settembre 2011

Project 52: 30/52

Questa settimana sono perfino in anticipo di un giorno (anche se la verità è che la settimana scorsa ero in ritardo di cinque, ma facciamo finta di niente). Stasera è tornato mio padre da Torino e questa è una delle cose che mi ha portato.
Anche l'occhio vuole la sua parte.

mercoledì 21 settembre 2011

Ciao, prof.

[in fondo a un tema] 9. Eccellente.
[a voce, alla consegna] E sappi che in questa classe
non ho mai pensato di dare un voto del genere.

A volte capita che sei su facciabuco a farti i cavoli degli altri e scopri cose che non vorresti sapere. Tipo il link che ho aperto due minuti fa. Dice: "L'Istituto è in profondo lutto per la prematura scomparsa della Prof. Angela Bahlke. La sua mancanza colpisce e addolora tutti noi, studenti, colleghi e personale della scuola. Con lei se ne va una parte della storia e della cultura dell'Alberti che con affetto e gratitudine si stringe alla sua famiglia."
Per tre anni è stata la mia magnifica prof di italiano. Una donna che sapeva un mucchio di cose, che si arrabbiava se usavi la parola "cosa" perché era troppo generica, che mentre facevamo i temi leggeva un giallo ma non le sfuggiva niente, e che poi ci raccontava la trama. Una donna perfida con chi non studiava, è vero, che nelle verifiche voleva indietro niente di meno che tutto ciò che aveva spiegato a lezione, ma una gran donna.
In tre anni che sono fuori, non sono neanche mai tornata a trovarla, e ora se ci penso mi sento uno schifo.
Ora avrai di che insegnare agli angeli, prof.
[Edit: A quanto pare le brutte notizie girano particolarmente in fretta. Oggi pomeriggio ho saputo dalle mie care compagne di classe che il funerale è venerdì mattina, ma non so se avrò la forza di andarci. Non vorrei mettermi a piangere.
Cancro ai polmoni, mi hanno detto. Bestiaccia di malattia, non risparmi proprio nessuno, eh?]

giovedì 15 settembre 2011

Libridine

Stamattina sono stata in libreria a Treviso con la Giò, visto che la Mara aveva altro da fare e non poteva accompagnarla. Ho sempre sognato di andare a fare spese librarie con la Giò, perché alla fine tutto quello che leggo lo prendo sempre in biblio, e se posso scegliere direttamente alla fonte cosa arriverà in biblio...
Sui libri da "grandi" si è abbastanza arrangiata, soliti gialli e cose del genere, ma quando siamo arrivati ai libri da bambini e ragazzi e al fantasy, mi sono scatenata io. Ho perfino preso un libro sui mostri (da bambini) con gli occhi di plastica in copertina e tutti i mostri pop-up quando giri le pagine. Una figata. Poi ho preso alcuni seguiti di libri di cui ho letto i primi e la Giò si è fatta consigliare una stupenda edizione del Piccolo principe con le figure pop-up per le letture animate. Non voglio neanche sapere quanto è costato. E sopratutto credo che dovremmo tenerlo in cassaforte per evitare che i bambini lo distruggano.
Alla fine siamo uscite con quattro borse di libri (ci avevano dato il carrello della spesa per girare per il negozio). Devo assolutamente tornarci.

lunedì 12 settembre 2011

Cosa farò da grande

Se la gente non la smette di chiedermi cosa sto facendo e cosa penso di fare e perchè penso di mollare l'uni e cosa me ne viene in mano, penso che esploderò. No, è vero, sono domande legittime, ma il fatto è che me le fa più o meno tutto il paese e a loro cosa gliene frega?
Il fatto è che sono stufa di studiare. Il fatto è che voglio un posto in cui quando stacco ho finito, non che quando torno a casa devo aprire un libro o preparare un esame o cose del genere. Non ho detto che non ho voglia di imparare, è diverso. Perché poi la gente capisce sempre quello che vuole, quando dici queste cose.

domenica 11 settembre 2011

Undici settembre

Se guardate la tivvù oggi, non si parla d'altro. Tutti a farci rivedere all'infinito la scena in cui l'aereo si schianta sulla prima torre, a farci risentire le telefonate angosciate delle persone che vedevano le torri cadere, a zoomare su quelli che si buttavano fuori dalle finestre. Una volta alle superiori abbiamo parlato del "turismo dell'orrore", cioè quella pratica per cui la gente va in vacanza sui luoghi delle disgrazie, generalmente perché è curiosa come delle scimmie. Al telegiornale fanno la stessa cosa. Con questo non voglio dire che non me ne frega niente di quelli che sono morti per l'attentato alle Torri, ma semplicemente che l'esagerazione rende anche la più seria delle commemorazioni una barzelletta.
L'undici settembre 2001 era martedì. Io non avevo nemmeno dodici anni. Ricordo che quel pomeriggio era iniziato come tutti gli altri: mio padre era ancora a lavorare (sarebbe andato in pensione 4 anni dopo), mia madre era a vendemmiare, io avevo finito di lavare i piatti ed ero intenta ad annoiarmi, perché la scuola non era ancora iniziata, la biblio era chiusa e non avevo il computer. In situazioni del genere, l'unico modo per passare il tempo era piazzarmi davanti alla televisione e guardare i cartoni. Erano quasi le tre, e d'improvviso sul sei (trovatemi qualcuno che la chiama davvero "italia uno") non c'erano i cartoni animati, ma delle immagini di torri che bruciavano. Pensai che avessero cambiato programmazione e cambiai canale. Ma dappertutto c'erano le stesse immagini, e io non capivo di cosa si trattasse. Ancora non sapevo che l'America era crollata sotto gli attacchi di Al Qaeda. E ancora non potevo immaginare come avrebbe reagito.

sabato 10 settembre 2011

Muffin alla marmellata

Ieri era il compleanno di mio padre e di mia nonna (neanche a farlo apposta), e siccome io sono sempre in crisi con i regali in genere a mio padre prepariamo un dolce e via. Ieri, siccome non avevo tempo e fantasia (e voglia, dopo il famoso dolce di Padre Pio) mi sono buttata sui muffin, per fare presto.
La ricetta è la seguente:

ingredienti
120 g di burro
1 uovo (io ne ho messi 2 perché erano piccolini)
100g di zucchero
200 gr di farina
mezza bustina di lievito
100 ml di latte
un pizzico di sale
marmellata

procedimento
Sciogliere il burro e mescolarlo in una terrina con uovo e lo zucchero fino ad ottenere una crema. Aggiungere la farina, il lievito e, un po' alla volta il latte. Se prima di versarlo tutto l'impasto sembra troppo liquido, fermarsi. Se è troppo duro, aggiungere un altro po' di latte.
Preparare circa 12 stampini da muffin, riempire il fondo con metà dell'impasto e metterci un cucchiaino di marmellata, poi coprirli con l'altra metà dell'impasto.
Infornare a 180° per 20-25 minuti.

Io ho usato le vaschette della purea di mela (si trova al supermercato)
che mia madre ha sempre messo da parte, ma non è stata
una grande idea perché restano unpo' attaccati.
La candelina è finta, sì, ma di azzurre non ne avevo.

Project 52: 27/52

Lezione di mimetismo

martedì 6 settembre 2011

Torta di Padre Pio

Forse avrete già sentito parlare della Torta di Padre Pio, una specie di catena culinaria per la quale il dolce si può fare solo ricevendo parte dell'impasto da un'altra persona e che, dopo i dieci giorni della preparazione, l'impasto risultante deve essere diviso in quattro parti, tre delle quali consegnate ad altrettante persone per continuare la catena.
Due settimane fa un'amica di mia madre le ha dato un bicchiere di impasto e così anche io e mia madre ci siamo buttate a fare questo dolce, che si dice porti fortuna fisica e spirituale alla famiglia che lo riceve.
A dire la verità tutta la catena mi sa tanto di commerciale, però il dolce è davvero buono.
Funziona così:
Giorno 1 - Domenica (si inizia sempre di domenica)
Mettere il composto ricevuto in dono in una terrina di vetro, aggiungervi 1 bicchiere di zucchero ed 1 bicchiere di farina. NON mescolare e coprire con carta stagnola.
Giorno 2 - LunedìMescolare con un cucchiaio di legno e coprire
Giorno 3 e 4 - Martedì e mercoledì
Non toccare
Giorno 5 - Giovedì
Aggiungere 1 bicchiere di zucchero, 1 di farina e 1 di latte. NON mescolare e ricoprire.
Giorno 6 - Venerdì
Mescolare e coprire.
Giorno 7, 8 e 9 - Sabato, domenica e lunedì
Non toccare
Giorno 10 - Martedì
Togliere tre bicchieri dall'impasto per donarlo ad altrettante persone di cui si vuole la fortuna fisica e spirituale. Aggiungere all’impasto rimanente 2 bicchieri di farina, 1 bicchiere di zucchero, 1 bicchiere olio di semi o d'oliva, 1 etto di noci sbriciolate, 1 mela a pezzetti, 2 uova, 1 bustina di vanillina, 1 bustina lievito per dolci, sale.
Infornare a 180° per circa 35 minuti.

lunedì 5 settembre 2011

Ricominciamo alla sagra

Quando hai qualcosa per la testa che non riesci a toglierti e ti rimbalza ogni dieci secondi, l’unico modo per dimenticare è raccontarla. Se puoi raccontare a qualcuno, farci anche quattro risate sopra, è meglio. ma se non puoi, ci sono sempre i fogli di carta. E quando hai scritto fino a farti diventare il mignolo nero d’inchiostro, allora va molto meglio. È per questo che se scrivi rendi le cose eterne, e al tempo stesso le dimentichi.
Ieri c’era la festa dell’inizio della scuola, organizzata dai genitori dei bambini dell’asilo, da noi del kemma e da quelli dell’acr/acg in collaborazione con gli organizzatori della sagra di Vigonovo. È andato tutto abbastanza bene, non ci possiamo lamentare. È solo successa una cosa che stanotte, per prendere sonno, ho dovuto raccontare ad un pezzo di carta:
Il bello è che speravo che non ci fosse, ma morivo dalla voglia che ci fosse. E quando prima di pranzo li ho scrutati, loro con la loro maglietta arancione, e ho visto che non c’era, ero quasi felice.
E invece, dopo pranzo, non so di preciso cosa stavo facendo o che ora fosse, ma mi sono girata verso i gazebi e lui era lì. E anche se era di spalle non avevo dubbi. Quelle braghe viola urlavano il suo nome con tutta la loro forza, e poi come non riconoscerlo? Però, dopo l’infarto, ho fatto finta di niente. Volevo ignorarlo allegramente, vedere se lui si fosse reso conto della mia presenza, se avesse avuto la faccia tosta di venire a salutarmi. E l’ho guardato parecchio, solo che mi giravo sempre quando era di spalle e non poteva accorgersene. Poi, curiosa come una scimmia, ho fatto la mia apparizione facendo finta che mi interessassero solo i bambini e di essere passata di lì solo per il mio lavoro. Abbiamo parlato un po’ dei giochi ed è andato tutto bene. L’ho anche chiamato “tesoro” come niente fosse e l’ho invitato a ballare la baby dance. Voglio dire, che cazzata. Ovviamente ha rifiutato. Poi, durante i giochi, ogni tanto gli davo una sbirciatina, ma solo per abitudine. È stato durante la Nutella che mi è venuta un’assurda idea geniale. Dopo essermi rimpinzata ed aver fatto le foto ai bambini con la bocca sporca, mi sono presentata da lui con la seconda fetta mezza morsicata, chiedendo se ne voleva una. Che domande, poi. Come si fa a non volere pane e Nutella per merenda?
Verso le cinque, mentre lui si faceva l’ennesima cicca e dentro Nicolò faceva ballare i bambini, ci siamo fermati a parlare. Non so di chi sia stata l’idea, ricordo solo che io avevo in mano la quarta bottiglia d’acqua della giornata e lui aveva una sigaretta girata ed era seduto subito fuori del tendone. Ricordo che ho pensato a quanto a pugni facevano le braghe con la maglia. Abbiamo parlato un po’ del più e del meno e del lavoro. Mi ha chiesto se avevo cambiato numero e ho subito pensato istintivamente che mi avesse cercata negli ultimi undici mesi in cui non ci eravamo visti. Invece mi aveva mandato un messaggio venti minuti prima, a proposito di una cosa che, tra l’altro, se me l’avesse detta a voce gli sarebbe arrivata una ginocchiata sulle palle.
E insomma, poco dopo sono andata via, e l’ho anche salutato, pensa che educazione. Poi abbiamo continuato il discorso da ginocchiata sul cellulare.
E stanotte non riuscivo a smettere di pensarci, perché so che saremmo buonissimi amici, se solo riuscissimo a non stuzzicarci tutte le volte che ci parliamo.

giovedì 1 settembre 2011

Formato europeo

Sto cercando di compilare/sistemare il mio curriculum. Sì, fa un po' pena, non c'è scritto granché ma pazienza. E ho scoperto con gioia che esiste un formato europeo per il curriculum, si può scaricare da internet il modello word. A dire il vero sapevo già da un po' che esisteva ma non avevo avuto il piacere di vederlo, e adesso che l'ho letto attentamente mi è venuto il latte alle ginocchia. Sarebbe a dire: come cazzo si compila? E come cazzo faccio a scrivere tutte le mie competenze, che non mi viene in mente niente? Volevo preparare quello per fare più bella figura, ma mi sa che lascerò perdere e sistemerò quello vecchio.
Come al solito l'Europa ne ha fatta un'altra di buona.

lunedì 29 agosto 2011

Fagottini alle mele

Siccome avevo una pasta sfoglia che stava per andare a farsi benedire e una montagna di mele che idem, ho deciso metterli insieme per fare un esperimento da mangiare. Dovete sapere che quando ero piccola e il panificio non aveva ancora cambiato gestione andavo matta per i loro fagottini alle mele, così morbidi e così melosi... solo che ancora io e mia madre non avevamo ancora scoperto il miracolo della pasta sfoglia già pronta.
Così oggi mi sono inventata la ricetta da me.

Ingredienti:
2-3 mele (dipende dalla grandezza)
1 rotolo di pasta sfoglia pronta (possibilmente quadrata), si trova comodamente nel banco frigo del supermercato
zucchero a velo (opzionale)

Procedimento:
Sbucciare le mele, tagliarle a pezzi e metterle a cucinare. Quando sono cotte (cotte, non distrutte) lasciarle a raffreddare per un po'. Srotolare la sfoglia e tagliarla a quadretti non troppo piccoli (io su una sfoglia di 40x30 ne ho fatti 15). Al centro di ogni quadretto mettere una cucchiaiata di mele cotte e poi chiudere schiacciando bene i bordi. Quando sono tutti pronti, metterli sulla teglia foderata di carta forno (magari non quella in cui era avvolta la sfoglia, sennò restano umidi), non troppo vicini perché cuocendo lievitano e rischiano di incollarsi agli altri.
Preriscaldare il forno a 175°. Cuocere per 15-20 minuti.
Per renderli ancora più buoni, una volta sfornati si possono spolverare di zucchero a velo, ma io non ne avevo.