domenica 30 gennaio 2011

Peace to this young warrior
 without the sound of guns.

Non so se vi ricordate di Zeno, ne ho parlato tempo fa in un post. Mi hanno detto che è morto stamattina. Aveva 17 anni e tre mesi. Mi hanno detto che ha avuto una crisi respiratoria, e non faccio fatica a crederlo dato che di notte dovevano andare a girarlo perché se stava troppo tempo nella stessa posizione non respirava più.
Non lo conoscevo abbastanza per piangerne, ma conosco abbastanza la sua storia per ricordarlo.

sabato 29 gennaio 2011

Recensioni: London calling

Ci sono libri che li prendi in mano milioni di volte ma non ti fanno mai voglia di leggerli e li rimetti sullo scaffale. Poi arriva il momento in cui sei completamente a secco e non hai scelta, quindi li porti a casa. Che poi, finisce che mentre lo leggi ti piace e ti chiedi perché mai hai aspettato così tanto per portarlo a casa. Cerchi di capire qual era esattamente il motivo per cui non ti ispirava, e non lo trovi. Questo è esattamente ciò che è successo per London calling di Edward Bloor.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Martin è un ragazzino americano dei nostri giorni, un tredicenne come tanti, che frequenta una esclusiva scuola privata ma che è un'emarginato perché anche la madre lavora lì. Non è una prestigiosa "eredità", un figlio di quelli che buttano soldi a palate nella scuola, uno come Hank Lowery IV, nipote nel famoso generale "Squarciagola" Lowery al quale è intitolata già la biblioteca e di cui presto sarà eretta una statua da posizionare accanto a quella di Roosevelt e Kennedy in un'esposizione permanente intitolata "Il cammino degli eroi".
Ma c'è qualcosa su Lowery senior che non convince, pare che durante la guerra invece di voler aiutare l'Inghilterra preferisse allearsi con Hitler. È Pinak, uno dei pochi amici di Martin che solleva la questione l'ultimo giorno di scuola, procurandosi solo una lite con Lowery IV e i suoi scagnozzi.
Il caso Lowery sembra chiuso, ma poco tempo dopo la nonna di Martin muore e gli lascia in eredità una radio degli anni trenta, una Philco 20 Deluxe, con la quale è possibile essere trasportati in sogno nella Londra degli anni 40 ed incontrare Jimmy, un ragazzino inglese con cui Martin farà amicizia e che lo porterà in giro per la città a vedere coi suoi occhi ciò che succedeva davvero durante la guerra. È così che Martin scopre qual era il vero lavoro di suo nonno, che incontra il generale Lowery e capisce com'è possibile rovinarlo una volta per tutte confermando la tesi di Pinak. Ma Jimmy non è interessato alle vicende di Martin, gli interessa di più avere un testimone per ciò che sarebbe successo il 29 dicembre 1940 durante il bombardamento. Martin, che assiste alla morte di Jimmy, decide di partire alla ricerca del padre del ragazzino per raccontargli la verità, per spiegargli che dopo la morte di Jimmy non è stato suo padre ad uccidere il costruttore del rifugio difettoso. Sarà questa la buona azione che la nonna gli aveva affidato di fare, molto più importante di screditare Squarciagola Lowery e tutto il resto della scuola.

Se devo dire la verità, non mi piacciono i libri che parlano di guerra (bastano tutti quelli che legge mio padre), e non capisco mai la questione viaggi nel tempo e tutti i paradossi che ci girano intorno. A rigor di logica, un libro che contiene entrambi questi argomenti non dovrebbe farmi la minima voglia di leggerlo, invece poi ci sono libri scritti così bene, che ti prendono così tanto da farti dimenticare che a Londra stanno cadendo le bombe dei tedeschi, che i viaggi nel tempo sono pericolosi e complicati e che se metti le mani dove non dovresti finisci per scombinare il futuro da cui vieni.

venerdì 28 gennaio 2011

Cafoscarate/2

Come potevo sperare che le scemenze del nuovo semestre si fermassero solo a ciò che ho scritto ieri? La novità che mi hanno linkato due ore fa è la seguente: per via dello sciopero dei ricercatori, alcune materie saranno sostituite da altre, tenute da altri professori. Ad esemio, storia è sostituita da relazioni internazionali (no comment), e la parte che ci manca di didattica delle lingue moderne (perché metà l'abbiamo già fatta) viene sostituita da GLOTTODIDATTICA. Ah. E come la mettiamo col fatto che abbiamo già fatto l'esame di glottodidattica al primo anno? Stesso programma, stessi libri, stesso CODICE? Misteri di Ca' Fottiti (cit.)

giovedì 27 gennaio 2011

Cafoscarate

Quelli di Ca' Foscari ne hanno combinata un'altra delle loro. Certo, perché nemmeno in vacanza non si può stare tranquilli. Guardando l'orario del secondo semestre (e cercando di capirci qualcosa), abbiamo notato con orrore che sono spuntate dal nulla due materie che nessuno ha in piano di studio. E questo sarebbe niente, ciò che è davvero inquietante è che i piani di studio sono appena stati ricompilati e una delle due materie sarebbe specifica di un indirizzo. Invece sull'orario cosa c'è scritto? CORSO GENERICO! Cioè: per TUTTI. Vorrei strangolarli, specialmente perché così i crediti diventano 180+6+6=192. Che cazzo. Se la legge dice 180, perché devo fare esami in più? Mi togli i 12 crediti da destinare a scelta e faccio quei due esami lì, no?
Maledetti. Non voglio neanche pensare alla tasse che arriveranno, tra l'altro.

mercoledì 26 gennaio 2011

L'ispirazione non dà preavviso

Se non trovassi le parole
sarei come un diario senza memorie,
o come un fuorilegge senza le pistole,
sarei come uno storico senza storie.

Non capisco com'è che se non sono depresssa o piena di rogne, non ho neanche ispirazione per scrivere. Voglio dire, non mi viene niente di niente, non è che se sono mediamente felice allora magari scrivo qualcosa di felice. Non scrivo proprio niente. Oppure, mi capita di scrivere sempre la stessa scena e la infarcisco di pensieri e di riflessioni su quello che sarebbe successo e cose così. Il fatto è che non mi interessa di scrivere contorti pensieri, perché quelli non si vendono bene (a meno di non chiamarsi Melissa ed essere una vacca, a quanto pare).
Sto leggendo il secondo libro della serie di Fairy Oak, che si vede lontano un chilometro che è da bambine di dieci anni, ma già che ho letto il primo e due dei quattro "supplementi" (I quattro misteri), becchiamoci anche il secondo e il terzo. La storia in sé non è questa gran cosa, ma i disegni starei ore a guardarli. Ucciderei per saper disegnare così. Anzi, diciamocela tutta, ucciderei per saper disegnare. Il fatto è che se sapessi disegnare mi disegnerei i personaggi delle mie storie, come quando si preparano i bozzetti in tutte le posizioni per i cartoni animati e vedrei cosa è più corretto fargli fare. Anche se è vero che ho troppi personaggi e troppe storie tutte lasciate in parte.
Quando ero ancora alle superiori avevo chiesto ad una mia amica che faceva l'artistico se per piacere mi disegnava quattro personaggi secondo la descrizione che gli avrei fornito. Mi aveva detto che non ce l'avrebbe mai fatta (non per abilità, era una questione di tempo e lo sapevo anche troppo bene. Il fatto è che col cavolo che si dava una svegliata) ma se mi andava bene uguale passava la descrizione a una sua compagna di classe che disegnava manga così me li preparava lei. Le dissi che mi andava bene. Non ho mai visto mezzo disegno.

martedì 25 gennaio 2011

Politically INcorrect

Detesto parlare di politica, ma questa storia di Berlusconi, dei giudici, della casa di Fini a Montecarlo, di quelli del pd che denunciano brogli alle loro stesse elezioni e di tutti gli altri, che in definitiva vogliono solo arrivare ad appoggiare il didietro sulla sedia indipendendentemente dal fatto che siano destri, sinistri o anche in mezzo, mi sta davvero tediando. Volete rendervi conto che la gente ormai si è rotta di badarvi? E anche voi dei telegiornali, qualche buona notizia non ce l'avete ogni tanto?

lunedì 24 gennaio 2011

Recensioni: Harry Potter

Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Ci sono cose che non si possono capire, così come non si può vedere un Thestral prima di aver visto morire qualcuno, o come non sempre si riesce a riconoscere il Tranello del Diavolo mascherato da pianta in vaso in mezzo ai regali di natale.
Sono cresciuta in compagnia di Harry Potter, letteralmente, da quando nel lontano 1999 mi è stato regalato (nell’ordine sbagliato) il secondo volume della serie, e quando man mano mi sono fatta regalare anche gli altri, fino al quinto. Ricordo che quello l’ho letto in cinque giorni, sotto natale, in montagna. Considerato che ha 800 pagine e che io avevo 14 anni, ero già abbastanza vorace.
Il sesto e il settimo non sono nella mia collezione, non mi guardano da sopra la scrivania mentre compongo quei pezzi di storie che mi passano per la testa, quelle improvvisazioni fantasy in cui la magia ha un ruolo che ho imparato leggendo la zia Rowling.
Perché volete mettere dei maghi che fanno le magie col pensiero e basta, con dei maghetti della tua stessa età che declamano formule, che sbagliano, che imparano col tempo? Dov’è finita la mia bacchetta? Accio! Volete mettere a giocare a fare i maghi? Non dico di correre nel bagno col troll, ma farsela sotto pensando che di poter vedere un basilisco girare l’angolo è stato il mio terrore per giorni, ogni volta che rileggevo della camera dei segreti.
E i libri di scuola…Creature fantastiche, dove trovarle e Il Quidditch attraverso i secoli li ho letti, sapete. Vorrei anche leggere Storia di Hogwarts ma Madama Pince mi informa che al momento non è disponibile. Non vi nascondo che pagherei per mettere le mani sul libro di pozioni del Principe Mezzosangue. Non tanto per le pozioni, credo, ma per gli incantesimi. Il levicorups farebbe molto comodo, e anche il secutmsempra potrebbe essere utile. Perché, sapete, Piton si ama incondizionatamente al capitolo 33 dell’ultimo libro, ma per tutto il resto della saga non vorresti altro che girare il sectumsempra addosso a lui (quando l’hai imparato). Ma secondo me il problema è che Piton non è che odiasse James e Harry. Oppure, diciamo che odiava Harry perché era come James, ma odiava James perché in verità amava Lily. Da sempre, e fino all’ultimo. È per quello che alla fine, pur avendolo odiato per oltre tremila pagine, un po’ ti dispiace.
Cmq ora, rileggendo questo ultimo libro a distanza di quasi tre anni dalla prima volta, ci sono parti che ho capito meglio. Non perché prima fossi una diciottenne cretina, ma perché ora posso sapere.
Ho perso il conto di tutti coloro che sono morti. Malocchio Moody per primo, poi Fred, Lupin, Tonks, Dobby, Colin Canon, troppi piccolo per combattere. E James, Lily, Sirius. Codaliscia, soffocato dalla sua stessa mano. Il fatto è che per me a 18 anni la morte era solo una parola, forse qualcosa con cui riempire il telegiornale. Ma adesso che so cosa significa il vuoto di qualcuno a cui volevi bene, adesso che non posso vedere un Thestral ma che ho abbastanza testa da inchinarmi davanti a un ippogrifo, mi sono fatta scendere una lacrima quando Harry ha usato la pietra della resurrezione. E non perché li rivuole con sé, ma perché sa che sta per morire. E in quel momento ti chiedi: siamo sicuri che sia un libro per ragazzi?
La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene.

sabato 22 gennaio 2011

Perché l'amore è il solo motore per superare le nostre paure
[...]
per imparare a vivere insieme, per cancellare il male col bene
e dagli atlanti ogni confine.

mercoledì 19 gennaio 2011

Rabbit season. Duck season. Fire!

Guarda se è possibile che uno faccia schifo agli esami e che tutti debbano venire a consolarlo e dispiacersi. Perché cazzo dovete dispiacervi per me, che so bene quanto poco ve ne frega in realtà? Comunque, io non mi dispiaccio per niente. Sapevo di non aver studiato un cazzo e quindi sapevo che sarebbe andato di emme. Me la sono cercata, dopotutto. Ma avere una scema che mi tarma a proposito di com'è andato e tutto, è più di quello che posso sopportare.
Dichiaro ufficialmente aperta la caccia agli scemi.
È ammesso ogni tipo di arma, purché li faccia fuori definitivamente.
Bugs Bunny e Daffy Duck nella famosa scena
"Stagione dei conigli. Stagione delle anatre.
Stagione di Taddeo".
© Warner Bros.
Stasera quando abbiamo chiuso la biblio pioveva. Che dalla nebbia alla pioggia non è che sia un gran miglioramento, ma se non altro ci si vedeva fuori. Ormai avevo nebbia anche nel cervello. Voglio dire, come si fa a prendere le mutande dal cassetto e trovarle umide per via di questo tempo di merda? Sono 21 anni che vivo nella nebbia quindi in teoria dovrei averci fatto il callo, invece no. Non si può farci il callo. Uno diventa meteoropatico anche se non vuole.
Sono rimasta a chiacchierare con Marco come al solito i nostri (minimo) quaranta minuti sotto la pioggia. Io avevo l'ombrello, lui come uno scemo se l'è presa tutta. Contento lui. Mia madre ormai ha rinunciato a sgridarmi, tanto sa che non cambia niente. Ha solo constatato che "per la differenza d'età che avete siete anche bravi a trovare qualcosa di cui parlare". Oh, noi parliamo di qualsiasi cosa, ma il nostro argomento preferito è la scema. Quella che andrò a cacciare molto presto.

lunedì 17 gennaio 2011

Recensioni: La valle degli eroi

Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Il secondo libro che devo riportare a Ponte a tempo record è La valle degli eroi di Jonathan Stroud. Per quelli a cui il cognome "Stroud" dice qualcosa ma non riescono a focalizzarlo, è il genio che ha scritto la trilogia di Bartimeus (L'amuleto di Samarcanda, L'occhio del golem, La porta di Tolomeo), che è una delle serie più belle che io abbia mai letto. In particolare, le parti di Bartimeus fanno rovesciare dal ridere.
Ma veniamo a questo. La valle degli eroi (o meglio, Gli eroi della valle, come nell'originale inglese "Heroes of the valley") è un fantasy epico alla vecchia maniera. Poca spada e poca magia, a dire il vero, ma ambientato fuori dallo spazio e e fuori dal tempo. Voglio dire, in una valle che non esiste e in un epoca che potrebbe essere il medioevo ma non lo sappiamo. Non c'è nessun riferimento temporale, nemmeno a un calendario inventato o cose del genere.
Narrano le leggende che i dodici eroi delle dodici Case della valle, dopo aver compiuto imprese eroiche da soli si siano alleati per sconfiggere una volta per tutti i Trow che vivevano sotto terra nelle brughiere all'esterno delle fortificazioni della valle e che ne uscivano di notte per mangiarsi chiunque fosse così sfortunato da capitare loro a tiro. Nessuno è mai stato così fortunato da vedere un Trow e poterlo raccontare, tranne ovviamente Svein, l'eroe della più grande Casa della valle. Ma si sa che le leggende sono solo ispirate alla realtà, e così gli abitanti di ogni Casa proclamano che sia stato il loro eroe a tagliare la testa del re dei Trow.
Halli Sveinsson, cresciuto in mezzo alle leggende, si illude di poter diventare anche lui un eroe come il grande Svein. Il suo sogno è attraversare i confini e uccidere un po' di Trow per conquistare la gloria che, soffocato dai fratelli, non può avere. Ma Halli non sembra nemmeno figlio dei sui genitori, piccolo e tozzo com'è, e nessuno lo prende abbastanza in considerazione. Quando però lo zio viene ucciso dal perfido Ragnar della Casa di Hakon, Halli decide di rincorrerlo per uccidere lui e i suoi complici al fine di vendicare lo zio. Combina un sacco di pasticci e, dopo aver incendiato la casa degli assassini, viene tratto in salvo da una ragazza che aveva conosciuto all'Assemblea un po' di tempo prima, Aud della Casa di Arne, che tra le altre cose lo convince che i Trow non esistono e che tutte le leggende sono solo spauracchi per convincere gli abitanti della valle a non oltrepassare i confini. Così, quando, tornato a casa, scopre che gli Hakonsson intendono tornare a vendicarsi, prende il comando scavalcando il fratello e organizza la controffensiva. E, sapendo che effettivamente qualcosa abita nella brughiera oltre il confine, lui e Aud attirano lì Ragarn e i guerrieri rimasti, rischiando la vita.
Ma che succede? Colpo di scena! I Trow sono tutti morti, finiti anni e anni prima, ma invece i cadaveri da tutti seppelliti nei tumuli al confine escono e vanno alla ricerca di Halli, si scomoda perfino Svein in persona (in cadavere, intendo), perché Halli ha addosso la sua cintura portafortuna. Le cose sembrano mettersi al peggio, ma alla fine i buoni vincono e i morti restano morti. E fino a qui, tutto ok. L'epilogo, chiamiamolo così, lascia un po' perplessi. È scritto sotto forma di leggenda, e racconta che Halli e Aud sono tornati dalla brughiera dopo la battaglia con gli Hakonsson, ma che poi ci sono tornati e non si sono più visti, e si conclude con l'avvertimento all'ascoltatore di non uscire di notte e stare attento ai Trow. Ma quindi, scusate, i Trow non erano spariti?


Preferivo Stroud quando scriveva di Bartimeus.
Voglio dire, mi rendo conto che questo è tutto un'altro genere, eroi e battaglie e leggende, il tutto in una terra fuori dal mondo e in un'ambientazione fuori dal tempo. Tuttavia, ho letto di meglio anche prendendo in considerazione libri dello stesso genere. A parte il fatto che il finale è abbastanza inesistente, non mi sono chiare alcune cose a proposito dei Trow e dei cadaveri, oltre a fare una confusione assurda coi nomi dei nemici. E poi, detto tra noi, Leif (il fratello grande) è insopportabile, Gudny (la sorella) ha la puzza sotto il naso e Halli secondo me parla troppo forbito per essere destinato a diventare un contadino (perché tanto, sarà anche il figlio del capo, ma suo fratello gli frega il posto).

Recensioni: Volo nella notte

Ho appena finito di leggere due libri della biblio di Ponte. Ci sto dando dentro perché tra quattro giorni scade il prestito, e non sia mai che io non riporto i libri in tempo. Non vado spesso in biblio a Ponte per due principali motivi. Numero uno: a piedi è troppo lunga, in bici d'inverno mi congelo prima di metà strada e d'estate arrivo annegata e in macchina devo fare ottomila manovre per uscire dal parcheggio e l'incrocio per tornare a casa è anche in salita (e partire in salita è una delle peggiori cose che ci siano). Numero due: ha una stanza sola (più lo sgabuzzino del bibliotecario) con due tavoli e scaffali tutto attorno, e i bochie delle medie vanno a studiare e fanno un baccano bestiale. Almeno da noi quelli che vengono a "studiare" (le virgolette sono sempre d'obbligo) si chiudono nell'ultima stanza. Comunque, torniamo ai libri.

Attenzione: anticipazioni sulla trama del libro.
Il primo, è Volo nella notte di Frances Hardinge. Secondo ciò che è scritto in copertina, dovrebbe trattarsi di una storia ambientata in un mondo in cui i libri sono proibiti. Il che, è inesatto. A Mandelion sono proibiti solo i libri non stampati ed approvati dalla gilda dei Rilegatori, i quali (ovviamente) puniscono chiunque cerchi di sgarrare. E proprio per questo hanno assunto Eponymous Clent, uno strano personaggio, per fare da agente segreto e scoprire chi sia che a Mandelion gestisce una pressa da stampa illegale che sforna regolarmente volantini non approvati dai Rilegatori.
Mosca Mye, una ragazzina orfana che vive fuori Mandelion, in un paese dal buffo nome di Chough, sente parlare Clent e resta affascinata da come usa le parole. Esatto, dalle parole. Perché Mosca, oltre ad essere sufficientemente strana da andare in giro con un'oca in braccio (per non parlare del nome che porta, ma quello è un altro discorso), è la figlia del famoso Quillam Mye e, cosa ancor più importante, sa leggere! Liberato quindi il signor Clent, che era stato imprigionato, Mosca si propone di fargli da segretaria pur di farsi portare con lui nel viaggio. Ma Mosca non ha idea di ciò a cui sta volontariamente andando incontro. A Mandelion il Duca è completamente fuori, fissato con le simmetrie, e la sorella, Lady Tamarind, cerca di muoverne i fili. Il tutto non è sufficiente, perché a Mandelion chi comanda veramente è la gilda dei Fabbri, che lady Tamarind cerca di contrastare in tutti i modo l'ultimo dei quali è un coccodrillo.
Accade quindi che Mosca, andando in giro per la città a fare commissioni per i suoi vari padroni (Clent e anche Lady Tamarind, che l'ha assunta come spia) scopra una scuola illegale di Radicalie poi, cercando di venire a capo di alcune situazioni intricate, trovi anche la famosa pressa da stampa, di proprietà non dei radicali ma nientemeno che del capo degli Uccellatori. A questo punto del libro, cercando ancora di seguire tutti i fili, mi stava venendo mal di testa. Ma andiamo avanti. Gli Uccellatori sono una specie di setta religiosa, chiamiamoli così, che avevano preso il sopravvento anni prima e che avevano mandato al rogo tutti i rappresentanti delle altre religioni. Una specie di inquisizione, fate conto. E chi è il capo degli Uccellatori? Tenetevi forte: Lady Tamarind! A questa rivelazione, i miei nervi hanno definitivamente ceduto. Tuttavia, tutto è bene quel che finisce bene, anche se non sono sicura che il libro sia veramente finito all'ultima pagina. Va così di moda continuare con un altro libro anche una storia apparentemente conclusa.

sabato 15 gennaio 2011

I'll never be what you want me to be.

Can we pretend that airplanes
in the night sky
are like shooting stars?
I could really use a wish right now.

Mi sento uno straccio, come se al posto dello spazzolone e dello straccio, avessi tirato me sul pavimento. Mi sento di merda come se fosse colpa mia. Mi sento come quando il ragazzo ti lascia, dicendoti anche che ha già messo gli occhi su un’altra e che non vede l’ora di provarci con lei, ma prima deve sbarazzarsi di te. E quando mi sento così non c’è niente che mi faccia venire voglia di tirarmi su, neanche leggere. Non ho voglia di leggere. Non ho voglia di cantare, anche se sto cercando di invogliarmi tenendo la musica (ma per il momento non funziona). Sono nella fase “è proprio nera”, come mi disse una volta lo scemo, afferrando il concetto.
Il fatto è che al kemma è in corso la rivoluzione, e noi siamo intenzionati a non farci rivoluzionare. Prima di tutto, perché io non sono la serva di nessuno, e non esco il sabato pomeriggio per mettermi a pulire i locali del comune che qualcun altro è pagato per pulire (e non lo fa, tra l’altro). E soprattutto, non intendo mettermi a pulire perché quella vacca della nuova animatrice ha deciso che è spazzo e che bisogna pulirlo noi. È che, cosa vuoi, mica puoi dirgli di no. Mica puoi dirgli in faccia che è da mesi che ti sta sulle palle e che non le hai mai rinfacciato tutta la merda che ti ha tirato durante l’estate solo perché lei era il tuo capo e per i soldi si fa qualsiasi cosa. Voglio dire, urlare in faccia al tuo capo che è una testa di cazzo o qualcosa del genere nel bel mezzo del lavoro (e dei bambini) non è che sia il massimo dell’intelligenza. Infatti, non l’ho fatto. E Dio solo sa quanta forza di volontà mi ci è voluta. E oggi, andare lì e sapere che il kemma non sarebbe mai più stato lo stesso, saperlo prima di partire da casa ma andare lì presto, solo per fare un favore a Marco, solo per vedere poi la Bomboniera che gli faceva le fusa e se lo manipolava, è stata una delle cose peggiori della mia vita. Ogni volta che passavo per la biblio, avevo il muso sempre più lungo. Maniche tirate su, guanti di lattice, trascinando tutto il catafalco col secchio e i detersivi e il rotolone di carta con la nuvoletta nera che mi usciva dalla testa. Perché alla fine avresti voglia di ribellarti, di andare via e tutto, ma mentre vedi che quell’idiota di tuo fratello, che i tuoi amici, hanno abboccato all’amo (a mio fratello basta parlargli di fotografia, quindi è molto facile), finisce che resti lì perché vorresti salvarli, portarli via con te dalle sue grinfie. E cerchi di trovare il lato positivo che vedono loro, ma non ce la fai, perché dopo venti lunghi giorni a lavorare sotto di lei, vedi solo le cose negative. Vedi che ti smerda anche se non lavori per lei. Vedi che sarà anche psicologa ma secondo me non è in grado di trattare con noi. Se ai piccoli piace sentirsi dare ordini, a me no. E se questo significa che devo mollare, mollerò. C’è sempre il mio amico computer, a casa.

venerdì 14 gennaio 2011

Brunaggini ♥

Non so chi sei, che cosa vuoi,
ma c'è qualcosa tra di noi
una leggera sintonia,
lo sento mi trascina via
così i pensieri nascono,
nella mia mente giocano.

Che razza di anniversario è se entrambe le parti se lo dimenticano? In realtà io me l’ero ricordato tipo una settimana prima, e mi sono detta e ridetta qualcosa del tipo “ricordati che il dodici è l’anniversario di Brns[1]. Ricordatiricordatiricordati”. E me lo sono ricordato, solo che me lo sono ricordato oggi, cioè con due giorni di ritardo. Mi sarei sotterrata. Però, pensando che dopotutto se l’era scordato anche lui, mi sono un po’ ripresa. A dire il vero, è un pezzo che non ci sentiamo come una volta, quando passavamo serate msnnando (cit.) e sparando una scemenza sopra l’altra, che a raccontarle in giro non mi avrebbe creduto nessuno.
L’anno scorso sono andata io a Rimini, mantenendo la promessa. Stavolta è il suo turno di venire a trovare me. Non escluderei un giretto al carnevale di Venezia, ad esempio. Perché, suonerà strano, un po’mi manca. L’ho visto due ore in tutta la vita e ancora riesco a farmelo mancare.

Note:
[1] Brns = shortcut per "Brunos", malvagità da msn.

mercoledì 12 gennaio 2011

I won't listen anyway.

Si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose
si fa un po’ meno presto a convincersi che sia così
io non so se è proprio amore
faccio ancora confusione.

Lo scemo ha avuto il fatto suo e Marco mi vuole bene, eppure non sono contenta. A parte il fatto che devo studiare e che mi urterebbe da matti dover rifare tutto, mi sento oppressa. I miei mi tendono che non mi tendevano così neanche quando mi vedevo di straforo con lo scemo. Forse perché non lo sapevano. E comunque, il fatto che stia mezze ore a spettegolare con Marco non dovrebbe urtarli. Voglio dire, non faccio niente di male, a meno che anche parlare non rientri di colpo nella lista delle cose proibite. Che poi, diciamocela tutta, proibire qualcosa è il miglior modo per accertarsi che venga fatta.
E il fatto che a loro non stia bene che io faccia amicizia con certe persone, non è un loro problema, perché fino a prova contraria devo starci bene io e non loro.
Cinque anni fa, facevo un gioco. Io ancora scrivevo sul bloc notes, cose corte ma più intelligenti di quelle che scrivevano tanti idioti della mia età. Un giorno, cercavo un aggettivo per me. Uno solo, non una sequenza. Uno, da scegliere con cura.
Direi “sfuggente”…come il sapone bagnato che scivola dalle mani. Io sono come un ombrello, le parole sembrano scivolarmi addosso come gocce di pioggia e a malapena sfiorarmi senza che neanche me ne accorga. Sembra che io viva in una specie di bolla trasparente, che mi rinchiude e mi rende intoccabile dal mondo esterno. Invece no, è solo una specie di maschera e fa stare ancora più male di quanto si potrebbe pensare.
Era ottobre del 2005. Stavo ancora lottando per dimenticarmi un certo ragazzo, e ci ho messo un sacco di tempo. Ero ancora la kat-di-prima. Prima della patente, diremo. Anche se la patente in sé non c’entra praticamente niente. La kat-di-prima era timida, non guardava in faccia la gente, stava rinchiusa nel suo bunkero, andava in biblio a lavorare, sì, ma prima faceva quello che c’era da fare, stava zitta, si relegava nell’ultima stanza e non badava nessuno, testa bassa e piedi strascicati. La kat-di-prima era sfuggente. La kat-di-prima non si sarebbe mai sognata di salutare i suoi amici con un bacio, perché non lo faceva nemmeno con sua madre. La kat-di-prima, a dire il vero, non si sarebbe nemmeno sognata di rischiare per fare ciò che le era stato espressamente proibito. Ma adesso le cose sono cambiate. Se chiudiamo la biblio alle sei e mezza e alle sette e venti non sono ancora tornata a casa quando ho duecento metri di strada da fare, non mi hanno rapita. Sono semplicemente fuori che mi perdo in chiacchiere. E i miei possono dire tutto quello che vogliono, non m’interessa.

lunedì 10 gennaio 2011

Film: La principessa e il ranocchio

Niente male per una cieca di 197 anni!
(Mama Odie, dopo aver scacciato le ombre inviate dal Dr. Faciler)

Adoro i film Disney. Oltre al fatto di saper doppiare a memoria Il re leone, Il re leone II e Mulan, adoro vedere anche gli altri, specialmente quando non li ho mai visti prima. Oggi pome, nella speranza di distrarmi dallo spagnolo e dalle pare per cui non ho voglia di studiare, ho preso in prestito il DVD di La principessa e il ranocchio.
Non ho capito perché finisce sempre che mi viene da piangere. La parte in cui Ray muore, fa troppo piangere, e non perché muore. Fa piangere per quello che succede dopo, quando le nuvole spariscono dal cielo.
Però dopo anni e anni che mi nutro di film Disney ho finito per trovare similitudini un po' in tutti. Ci sono alcune scene che ricordano altre scene di altri film (mai come la Pixar che mette il persoaggio di un altro film in un film, tipo su Monsters&co col peluche di Nemo), ce n'è una col balcone che mi fa venire in mente Aladdin, quella in cui scappano dai coccodrilli sembra Bianca e Bernie, e ce n'è un'altra in casa di Mama Odie, quando lei dà il bastone in testa a Naveen-ranocchio che mi ricorda Il re leone, quando Rafiki gira il suo bastone in testa a Simba.
Il mio personaggio preferito non è Tiana, nono. Naveen mi sta simpatico solo quando è un ranocchio, l'amica di Tiana, Charlotte, è insopportabile. Mi piace molto l'Uomo Ombra (nonostante sia cattivo), mi ricorda un po' Scar e un po' Jafar (il che è possibile, dato che il regista è lo stesso di Aladdin). Mi piace anche Mama Odie, ma a dire il vero mi piaceva già da prima, ascoltando la canzone.
Perché la verità è che io vado matta per le canzoni. Se voi rumaste un po' nel mio computer trovereste canzoni di un sacco di film Disney che ho visto  e dovreste sentimi quando sono in vena di mettermi a cantare. Mi faccio di quei concerti che i miei sono sicura che potendo mi butterebbero fuori. No, non canto male, ma credere di stare dietro a canzoni con più voci e cori è difficile per una persona sola (ma va'?). Poi, ora che ho capito di chi sono le varie voci, mi è anche più semplice capire la canzone. Vi sfido a capire la canzone dell'Uomo Ombra senza sapere che olte a lui ci sono altre due persone più gli spiriti che fanno il coro) o a capire la canzone di Ray "La mia Evangeline" se non si sa chi è che canta.
Oh, love.

sabato 8 gennaio 2011

When I grow up

Sbatto la testa al muro e mi chiedo cosa voglio fare da grande. Sbatto la testa in modo figurato, e ignoro il fatto di essere già grande. Quando scriverò le mie memorie (che consisteranno in una versione molto censurata dei miei diari, cambiando magari i nomi) ammetterò che ho scelto l’uni per far stare zitti i miei, perché sopportare i loro commenti e pure la mancanza di un certo ragazzo per un’intera estate mi avrebbe ucciso. Ammetterò che vado a scuola per inerzia e non imparo niente, perché nonostante tutto non mi interessa per niente.
Da piccola sapevo cosa volevo fare da grande.
Da piccola volevo fare la cameriera (avreste dovuto vedermi, a otto anni a servire in tavola ai pranzi di mia nonna (in genere, io avevo già mangiato)).
Poi volevo fare la cuoca, oppure la pasticcera (il corso di pasticceria durava solo un anno, hai capito).
Poi volevo fare la dj (ero pazza), ma se non altro mi rendevo conto che poteva essere al massimo un passatempo.
Poi non volevo più fare niente. Già alle medie non sapevo più cosa fare, e scegliere la scuola in cui sarei andata dopo è stato un calvario. Perché poi in questi casi, finisci per scegliere la roba meno peggio. Nel senso, io ho scatato tutti i posti in cui c'era il latino, tutti i posti in cui avrei dovuto restare in convitto (l'alberghiero, per esempio), tutti i posti in cui si facesse un sacco di matematica. Non sono sicura che sia giusto scegliere così, tirando indietro il culo, tuttavia non credo di conoscere altri modi. E non so ancora cosa farò da grande (cioè, potremmo dire, quando finalmente uscirò dall'uni).

Jessica Stanley
(Anna Kendrick)
nel film Eclipse
All'età di 5 anni ci chiedevano cosa volevamo fare da grandi, e noi rispondevamo cose tipo astronauta, presidente o, nel mio caso, principessa.
Quando ce lo richiedevano a 10 anni noi rispondevamo rockstar, cowboy, o, nel mio caso, medaglia d'oro olimpica.
Ma ora siamo cresciuti, perciò ci chiedono una risposta seria: Quindi noi rispondiamo "e chi cavolo lo sa!"
Questo non è il momento di prendere decisioni definitive, adesso è il momento di sbagliare, di prendere il treno sbagliato e di arrivare chissà dove, di innamorarsi: spesso, di scegliere filosofia perché nessuno farà mai carriera con filosofia, di cambiare idea, poi ricambiarla perché niente è immutabile...
Perciò fate più sbagli che potete, così quando ci chiederanno che cosa vogliamo fare non tireremo più ad indovinare, ma lo sapremo.

venerdì 7 gennaio 2011

Another day has gone

Vivo nel disordine in un'oasi di tranquillità
non c'è terremoto che mi dia preoccupazione.

Non sono riuscita a mettermi a studiare nemmeno oggi (significa: non ho avuto abbastanza forza di volontà). In compenso ho disfatto il presepio e l'albero, e prima avevo anche fatto i biscotti. Mio padre quando li ho tolti dal forno mi ha chiesto "beh, solo così?" perché la volta precedente li avevo anche sporcati di cioccolato fuso. E pensare che all'inizio non li voleva nemmeno...
Le date degli esami di gennaio sono le seguenti:
- Lunedì 17: portoghese scritto
- Mercoledì 19: portoghese orale (nel caso passassi lo scritto, sennò devo rifrequentare il modulo e ridare tutto a giugno)
- Giovedì 20: spagnolo orale col professore.
Ho lasciato perdere inglese, perché dati gli appunti e i libri, è più probabile che riesca a passare un esame di arabo.
Vorrei spararmi.
Mercoledì sono uscita con quelli della compagnia di Campo ("i contadini", per capirci) e ho notato, parlando, che siamo tutti  molto scazzati e con zero voglia di fare. Perfino i secchioni hanno la testa da tutt'altra parte.

giovedì 6 gennaio 2011

Chissà nel futuro che cosa accadrà

Se c'è una cosa che trovo inutile e anticostruttiva sono i buoni propositi per l'anno nuovo. Alle elementari la mia maestra di inglese ci faceva sempre fare i propositi, e finivano sempre per essere gli stessi per tutti, tipo fare i bravi a casa/a scuola, non far arrabbiare i genitori/le maestre e scemenze simili. Non ci ho mai creduto. Ma zero. Sottozero. Perché alla fine sapevo benissimo che li avrei infranti molto prima della fine dell'anno. E non che fossi una peste o cose del genere, semplicemente mi scocciavano questi buoni propositi, come se diventassero regole.
Poi, quando diventi grande, li fai per ridere. L'altra sera stavo spettegolando con la mia amica Austro e ci siamo buttate a fare i nostri buoni propositi. I miei erano i seguenti:
1. liberarmi dai miei
2. tornare a rimini
2a. [censura] brns
3. [censura]
4. studiare man mano
4a. passare gli esami
4b. laurearmi
5. dimagrire
A cui poi aggiungerò anche i seguenti:
6. seguire le lezioni
7. dimenticarmi una volta per tutte lo scemo
8. bastonare la Dagn, o, in alternativa , farle capire con le buone (se si riesce) che deve smetterla di rompere l’anima a tutti ogni sabato
9. mettere finalmente in ordine la scrivania
10. leggere, leggere, leggere! (anobi mi informa che nel 2010 ho letto ben 1922 pagine in meno dell’anno prima)
11. smetterla di fare tardi la sera
Credo che praticamente nessuno di questi sia fattibile (o forse solo il decimo, anche se devo battere il record e mi ci vuole tempo).

lunedì 3 gennaio 2011

Studiare è inutile, tutte le idee si affollano su te

Del resto, se una passa i sui pomeriggi a guardare il soffitto fantasticandoti stampato lassù come su uno schermo del cinema,
a scrivere il tuo nome in corsivo maiuscolo, minuscolo, gotico, romanico, ittita, fenicio, cirillico sui bordi del vocabolario,
ad aspettare telefonate che non arrivano, immaginando gli scenari apocalittici che ti impedivano di digitare uno stupido numero, il mio,
non può pretendere che la conoscenza venga a lei semplicemente imponendo le mani sui libri.
O dormendoci sopra.

Devo studiare. Non ho scusanti, devo studiare. Sto già pensando di scansare ancora una volta l'esame di inglese2 , ma almeno portoghese e spagnolo li devo dare. I miei mi squartano se non li passo. Ma ho voglia di qualunque cosa tranne che di mettermi sopra a quelle cazzo di fotocopie a leggere di cosa stiamo parlando. Perché la verità è che non so nemmeno di cosa parliamo. Non so nemmeno cosa mi domandano all'esame. Pagherei perché la conoscenza si trasferisse per osmosi. Dormirei con la testa sul vocabolario malgrado la scomodità. Farei qualsiasi cosa, purché non venga richiesto uno sforzo intellettuale prolungato da parte del mio cervello. Io ho altro a cui pensare, e maledizione.

sabato 1 gennaio 2011