martedì 31 dicembre 2013

Teaser Tuesday/9

Stavo per dimenticarmi che oggi è martedì, ma sono stata tutta presa dalla preparazione della Sacher (ci ho passato sopra quasi due ore, prossimamente vi racconto) e così il Teaser Tuesady stava per andare a farsi friggere. Tra l'altro sto leggendo ancora un libro di Vitali. Sopportatemi.


Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
1. prendi il libro che stai leggendo
2. aprilo a una pagina a caso
3. copia uno spezzone della pagina (senza fare spoiler!), riportando anche titolo e autore.
Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Prima di tutto: cosa ci faceva in giro alle due di notte il Picchio? In che razza di guai si stava cacciando? Possibile che non ci fosse un mezzo per raddrizzargli la testa?
Secondo: bisognava o non bisognava avvisare il maresciallo che il ganzo della Montani era quel sedano del Pochezza?
Terzo: valeva la pena di avvisare la bella modista che scherzando con il focoso maresciallo prima o poi si sarebbe scottata?
Quando l'Accadi scese, bello impomatato, l'appuntato non aveva risposto ancora a nessuna delle tre questioni.
Andrea Vitali - La modista

mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale

Quella che segue non è (ovviamente) farina del mio sacco, comunque ci tenevo ad augureggiarvi tutti, quindi immaginate il sonoro:

Oggi il Natale porterà
gioia e serenità
senti un lieto scampanare
simbolo di felicità,
senti nell'aria la magia
l'ottimismo, l'allegria
e felici con gli amici
siamo in festosa compagnia.
Se la neve fiocca già
ed i tetti coprirà
nelle case unita sia
la famiglia in armonia.
Oggi il ricco porterà
cibo e doni a chi non ha
se puoi toglierti il di più
va' e portali anche tu
sempre più, sempre più.
Ad ogni dono che farai
più felice tu sarai
quanta gioia ti darà
dire buon Natale, 
dire buon Natale,
un buon Natale ognun avrà ♫

martedì 24 dicembre 2013

Teaser Tuesday/8

Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
1. prendi il libro che stai leggendo
2. aprilo a una pagina a caso
3. copia uno spezzone della pagina (senza fare spoiler!), riportando anche titolo e autore.
Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Erano le donne a gestire il Natale, non gli uomini. Erano loro a fare gli acquisti, a decorare, a cucinare, a organizzare le feste, spedire biglietti e a logorarsi per cose che agli uomini non venivano mai nemmeno in mente. Perché, le sarebbe piaciuto sapere, Luther era così voglioso di schivare Natale quando ci metteva così poco di suo?
John Grisham - Fuga dal Natale

lunedì 23 dicembre 2013

Tronchetto di Natale

Come vi avevo anticipato venerdì, oggi ho finalmente preparato il tronchetto di natale, dolce che per anni ho visto sfogliando il mio ricettario preferito (che avrà qualcosa come la mia stessa età), e che finalmente quest’anno ho deciso che avrei fatto, cascasse una pannocchia, fosse solo per il gusto di metterlo in tavola.
In verità non è che sia un dolce terribilmente complicato, è composto da un rotolo di pan di spagna e da una farcitura di crema al burro (che, se volete, è la parte più difficile).

Ingredienti
per il pan di spagna:
4 uova
4 cucchiai acqua calda
150 g zucchero
80 g farina
50 g frumina
1 cucchiaino lievito

per la crema al burro:
150 g burro (da tirare fuori in anticipo)
250 ml latte
2 cucchiai cacao amaro
70 g zucchero
3 cucchiai frumina

Procedimento
Montate a neve durissima gli albumi. Battete i tuorli con l’acqua calda, poi aggiungete lo zucchero. Incorporate delicatamente gli albumi montati, poi aggiungete la farina, la frumina e il lievito, tutto setacciato. Mescolate bene fino ad ottenere un composto bello spumoso.
Coprite la placca del forno con un foglio di carta forno e versateci sopra l’impasto. Cercate di dargli una forma rettangolare. Preriscaldate e poi cuocete a 185°C per 15 minuti.
Preparate un altro foglio di carta forno e cospargetelo di zucchero. Sfornate il rettangolo di pan di spagna, capovolgetelo sulla carta forno zuccherata e togliete delicatamente la carta forno su cui l’avete cotto. Se i bordi sono tanto storti, tagliate via un centimetro col coltello per farlo diventare rettangolare. Arrotolatelo, sul lato corto, insieme alla carta. Lasciatelo a raffreddare (arrotolato) e intanto preparate la crema.
Prendete quattro cucchiai di latte e stemperateci la frumina, lo zucchero e il cacao. Mettete a bollire il resto del latte. Quando bolle, spegnete e versateci dentro il composto che avete appena ottenuto. Mescolate, poi riaccendete il fuoco. Continuate a mescolare finché non si addensa. Lasciate raffreddare, mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo, lavorate il burro a crema. Quando il composto al cacao si è raffreddato bene (attenzione, sennò scioglie il burro) versatelo sopra alla crema di burro e mescolate bene finché non si amalgama tutto.
Prendete il dolce e srotolatelo. Spalmate circa la metà della crema al burro nel dolce, poi riarrotolatelo, stavolta togliendo la carta (ovviamente). Mettetelo sul piatto da portata, poi ricopritelo con la crema rimasta. Io vi consiglio di usare la sacca da pasticciere col beccuccio a stella, ma potete anche spalmarla semplicemente e poi farci le righe con la forchetta. Se volete, potete tagliare una o due fette e appiccicarle sopra come se fossero nodi del tronco, per farlo sembrare più realistico.
Mettete in frigo un paio d’ore per far solidificare la crema, poi servite.

venerdì 20 dicembre 2013

Quasi vacanze

Mia madre può anche dirmi di non fare la vittima, che dare ripetizioni non è esattamente logorante come pulire i cessi, ma vi giuro che queste due settimane di vacanza mi ci volevano. Anche perché F ultimamente sta diventando sempre più insolente, ha dei giorni in cui dà letteralmente di matto e io non so assolutamente come gestirlo. Quindi, siccome loro il sabato non vanno a scuola, da oggi pomeriggio (dopo venti minuti in coda al semaforo, per completare l'opera) sono in vacanza. Permettetemi un sospiro di sollievo.
Aaaaaah.
Sono stata in biblio a rifornirmi, ma ho come l'impressione che cinque libri non mi basteranno. Farò un altro salto lunedì. Anche perché a quanto pare Andrea Vitali è la mia rovina e quindi i due libri suoi li berrò in tipo tre giorni (stuzzicatevi con il teaser qui, se volete).
Lunedì, cascasse una pannocchia, faccio il tronchetto di Natale. Il dolce, sapete. Sono anni che ci penso, ma ormai è giunta l'ora. Se viene bene, vi posto foto e ricetta.

martedì 17 dicembre 2013

Teaser Tuesday/7

Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
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Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Uno alla volta li voleva sentire. Così decise il maresciallo Maccadò. E avrebbe fatto loro una sola domanda.
Sapevano qualcosa circa l’avvelenamento di numerosi piccioni avvenuto nel corso degli ultimi giorni?
Era sicuro che tutti e quattro avrebbero risposto la stessa identica cosa: «Niente».
Meglio così, rifletté il maresciallo: avrebbe aggiunto alla lista dei reati anche quello di falsa testimonianza. Tanto, ragionava, sui nomi dei colpevoli non c’erano dubbi. E i testimoni, volenti o nolenti, al momento buono avrebbero dovuto uscire allo scoperto.
Quando infine avesse avuto, scritte e firmate, le loro mendaci dichiarazioni, allora, non prima, avrebbe avvisato Lecco servendo ai superiori, su un piatto d’argento, tutta la faccenda.
Andrea Vitali - Olive comprese 

lunedì 16 dicembre 2013

Biscotti di Natale alla cannella con glassa reale

Siccome sono finalmente entrata in possesso dello stampo a forma di omino (come vi dicevo l’altro giorno), questo weekend l’ho inaugurato con un’infornata di biscotti natalizi alla cannella glassatissimi.

Ingredienti
Dosi per circa 50 omini:
250 g farina
60 g zucchero a velo
100 g burro a cubetti preso dal frigo
1 tuorlo (tenete da parte l’albume)
1 bustina vanillina
½ bustina lievito
2 cucchiai cannella in polvere
1 fialetta aroma limone o rum (come preferite)
1 pizzico di sale

Per la glassa reale:
60 g zucchero a velo
½ albume (quello che avete messo da parte prima)
succo di limone (qualche goccia)

Procedimento
Setacciate la farina a fontana, fateci un buco in centro e mettete il lievito, lo zucchero a velo, la vanillina, la cannella e l’aroma limone. Fate a pezzetti il burro e aggiungetelo all’impasto. Aggiungete anche l’uovo. Tiratevi su le maniche e impastate fino ad ottenere una palla che non appiccichi (tenete a portata di mano la farina, e se serve aggiungetene un po’). Se vi pare che sia troppo chiaro, a questo punto potete aggiungere un altro po’ di cannella.
Incartate l’impasto nel cellophane e mettetelo in frigo per circa mezz’ora (deve indurirsi, ma non fate come me che, avendo altre cose da fare, ce l’ho lasciato quasi due ore e poi per stenderlo ci volevano dei muscoli da palestrato).
Quand’è ora, tirate fuori l’impasto, infarinate la spianatoia e tirate la pasta alta più o meno mezzo centimetro. Prendete il vostro omino-stampino (che goduria a dirvelo) e tagliate i biscotti. Metteteli sulla padella del forno e infornate a 175 per 10-12 minuti al massimo.
Andrebbero già bene così, ma noi vogliamo fare le cose in grande, quindi ecco la glassa: setacciate lo zucchero a velo in una ciotola e poi aggiungete l’albume. Mescolate finché i grumi spariscono del tutto. Aggiungete qualche goccia di limone e continuate a mescolare finché non ottenete una specie di crema. Nel caso fosse troppo liquida, aggiungete un altro po’ di zucchero. Naturalmente, siccome tutto dipende da quanto volete glassare i biscotti, potete sempre raddoppiare le dosi (quindi 120 g di zucchero e l’albume intero).

Quando i biscotti si sono raffreddati, mettete mano alla glassa e copriteli (o disegnategli la faccia, o quello che volete). Lasciate indurire, e poi assaggiate.

sabato 14 dicembre 2013

Omini

E fu così che entrai in possesso di uno stampino per biscotti a forma di omino (dopo lunghe ricerche). Prevedo un Natale molto biscottoso.

martedì 10 dicembre 2013

Teaser Tuesday/6

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Ecco il teaser di questa settimana:
Con suo grande dispiacere, al messaggero occorse poco tempo per porgere al Mago un borsellino di seta sonante di monete, e altrettanto poco tempo occorse a Howl per prenderlo, inchinarsi a sua volta e richiudere la porta. Howl ruotò il pomello quadrato con la parte verde verso il basso e mise in tasca il borsellino. Sophie vide gli occhi di Michael seguire il percorso del borsellino con aria ansiosa e preoccupata. Howl si diresse quindi verso il bagno ordinando al fuoco: «Calcifer, ho bisogno di acqua calda!» e scomparve per un bel po' di tempo.
Sophie non riuscì a frenare la curiosità. «Chi era, Michael, quella persona alla porta, e soprattutto, dove si trovava?»
«La porta dà su Kingsbury, dove vive il Re. Penso che quell'uomo fosse il segretario del Cancelliere.»
 Diana Wynne Jones - Il castello errante di Howl

lunedì 9 dicembre 2013

Ciambella morbida al cioccolato

Oggi vi propongo questo dolce morbidissimo e cioccolatoso che avevo in programma di fare da tempo ma che alla fine ho assemblato solo ieri sera perché ogni volta mi rendevo conto che non avevo in casa la panna.
Mi sono perfino azzardata a cucinarlo nello stampo da ciambella, pur sapendo che la maggioranza delle volte il centro resta appiccicato al buco e ci vogliono le cattive per staccarlo. Ieri sera, devo avere avuto un colpo di fortuna, perché è venuto via subito e facilmente. Probabilmente era proprio il giorno giusto. Quindi, ecco a voi.

Ingredienti
4 uova
175 g zucchero
140 g farina
2 cucchiai frumina
200 ml panna liquida
100 g cioccolato fondente
1 bustina lievito
1 bustina vanillina
1 pizzico sale
zucchero a velo

Procedimento
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente (se ce l’avete potete anche metterlo nel microonde, per fare prima). Battete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete la vanillina e il sale. Setacciate la farina con la frumina (se non ce l’avete, fate 170 g di farina) e il lievito e uniteli al composto. Unite il cioccolato fuso, poi incorporate a mano la panna (non deve montarsi).
Preriscaldate il forno a 175°, poi imburrate e infarinate uno stampo da ciambella e versateci dentro l’impasto. Cuocete per 35 minuti.
Una volta sfornata, fate raffreddare e spolverizzate con lo zucchero a velo.


mercoledì 4 dicembre 2013

Reading challenge



Momento di auto-compiacimento: il contatore della Reading Challenge di Goodreads è finalmente arrivato al 100%, ovverosia ho totalizzato 110 libri letti, che è il numero che mi ero prefissata.
In verità avrei potuto sparare anche più alto, ma siccome alcuni libri che ho letto non sono nel database di Goodreads, non me li ha calcolati, e rischiavo di arrivare alla fine dell'anno senza il 100%, e non sia mai.
Per sapere il numero effettivo di libri e pagine, comunque, mi appello ad aNobii (perché su Goodreads a volte inserisco la versione inglese, se l'italiano non c'è, e mi si falsano le pagine), il quale mi dice con gioia che in verità sono a quota 114 libri (39880 pagine).
Sono fiera di me stessa, anche perché alla fine dell'anno mancano ancora 27 giorni.

martedì 3 dicembre 2013

Teaser Tuesday/5

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Ecco il teaser di questa settimana:
Non le credo. Sono sicuro che Scottie non si è fermata guardare il mare. Probabilmente è corsa direttamente tra le braccia di Esther o al pronto soccorso del club. Sta inventando i dettagli, sta allestendo la scena, sta limando la storia per renderla migliore agli occhi della madre. Anche Alexandra faceva così - si stordiva per attirare l'attenzione di Joanie. O forse per distogliere l'attenzione dalla madre. Credo che anche Scottie l'abbia capito.
Kaui Hart Hemmings - Paradiso amaro

lunedì 2 dicembre 2013

Esperimenti di kat: decorazioni di Natale

Ammetto che l'idea l'ho trovata su internet, non è un Esperimento di kat™ originale, però oggi pomeriggio non avevo niente da fare, i miei sono andati a Longarone alla mostra del gelato, e così ho pensato di farla e man mano fotografarvi i passaggi, così se volete fare degli addobbi riciclosi per questo Natale questa è un'idea. Tra l'altro, è anche abbastanza semplice, così potete anche farvi aiutare dai vostri figli/nipoti/fratellini. La mia stella è fatta con sei pezzi di 10cm l'uno, ma potete farla della grandezza che volete.

Cosa vi serve:

1 rivista (da distruggere)
matita
righello
forbici
colla
pinzatrice
ago e filo (per appenderla)

Come si fa:
Staccate alcune pagine dalla rivista e ritagliate sei quadati di 10x10cm.
Piegateli a metà su una diagonale.
Con il righello segnatevi dove dovrete tagliare, paralleli al lato, senza arrivare ad incrociare i tagli. 
Per essere più precisi, potete piegare di nuovo a metà, se volete, e fare due tagli in uno, così vengono esattamente uguali.
Tagliate.
Riaprite. Dovreste avere un quadrato con dei tagli come appaiono nella foto qui sotto.
Ora armatevi di colla e iniziate ad attaccare i primi due lembi, quelli più all'interno. Girateli entrambi verso il centro e incollate le punte.
Poi, girate sull'altra faccia il quadrato e fate la stessa cosa coi prossimi due lembi.
E coi due dopo, sempre girando sulla faccia opposta.
Fino alla fine.
Ecco a voi il primo pezzo. Fatene altri cinque uguali.
Quando avete tutti sei i pezzi pronti, pinzateli insieme fino a formare una catena, poi pinzate l'ultimo col primo per chiudere la stella. Mettete un po' di colla sulle punte centrali per farle stare ferme.

Prendete ago e filo e fate un buchino sulla punta di uno dei pezzi, fateci passare il filo e appendete.

giovedì 28 novembre 2013

Ninnaneve

Oggi sono già in modalità Natale, anche se non so di preciso perché. Dev'essere colpa del mio betterro (l'errore è voluto, è cit.) e della mia sciarpazza a righe in cui mi intabarro per uscire, oppure è per via del fatto che è tutto il giorno che canticchio questa:


Dalla neve al Natale, il passo è breve.

martedì 26 novembre 2013

Teaser Tuesday/4

Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
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Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Cominciò a piovere, e mi congratulai con me stessa per essermene rimasta a casa. Ana mi telefonò qualche ora dopo per chiedermi cosa stavo facendo.
«Volevo assicurarmi che tu non fossi sul divano a guardare la televisione.»
«Perché? che male c’è, a guadare la televisione?»
«Ma è sabato sera, Elsie! Sveglia! Esci! Ti direi di venire con me… se non avessi un appuntamento con Jim.»
«Alla faccia della castità!» 
«Cara, sappi che non ho nessuna intenzione di andarci a letto. Usciamo a cena e basta.» 
Scoppiai a ridere. «Certo, come no. Be’, io invece ho voglia di starmene sdraiata sul divano. Sono stanca, ho sonno e…»
«Smettila di accampare scuse!»
«D’accordo. Sono pigra, e ogni tanto mi piace rimanere da sola.»
Taylor Jenkins Reid - Tu, io e tutto il tempo del mondo


(Io ed Elsie potremmo andare molto d'accordo. Anche io mando a farsi friggere i sabati sera guardando la tivvù invece che uscire.)

mercoledì 20 novembre 2013

Recensioni: La carezza del destino (Touched #1)

La carezza del destino è un romanzo YA di Elisa S. Amore, primo della serie Touched che narra le avventure di Gemma ed Evan.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Gemma vive da sempre nel tranquillo paesino di Lake Placid, ha una media scandalosamente alta a scuola (da quanto si deduce), due genitori che possiedono una caffetteria, un migliore amico chiamato Peter (ovviamente innamorato pazzo di lei) che la va a trovare in camera scalando il supporto per i fiori (come ogni ragazzo americano che si rispetti). Tutto scorre come al solito fino a quando un giorno Gemma vede uno strano ragazzo dagli occhi di ghiaccio nel bosco. Peter, che era con lei, le dice che in verità non c'era nessuno, ma Gemma, più ci pensa e più si convince che il ragazzo esiste. Due settimane dopo, il ragazzo misterioso fa la sua comparsa a scuola. Gemma è tutta contenta perché ha la prova di non avere le allucinazioni, ma Peter la mette in guardia, quel ragazzo ha un'aura oscura, sembra essere sempre nei paraggi quando muore qualcuno. Gemma non lo sta a sentire, e si innamora perdutamente del Signor Selvaggio, il ragazzo misterioso, che poi si scoprirà si chiama Evan James.
Anche Evan è stracotto di Gemma ma, pur facendo un sacco di cose insolite, tipo andare a trovarla nei sogni (avrete capito che non è un ragazzo normale. Oddio, in verità non è neanche un ragazzo nel vero senso del termine), continua a sostenere che non potranno mai stare insieme, ma senza fornire una spiegazione ai suoi discorsi.
Il punto è che Evan è un Giustiziere, un angelo della morte, e che la prossima vittima sulla sua lista è proprio Gemma. Così, la mattina in cui è scritto che la ragazza debba morire, Evan si apposta sulla strada che dovrà percorrere...

L’altra settimana ero in biblio a fare il pieno, adesso che non posso più andarci tre volte alla settimana, e Giovanna (la bibliotecaria) mi ha detto: “prendi quello, così mi dici com'è. L’ho preso per le ragazzine”. È una tradizione che io legga prima di tutti i fantasy e gli YA, così poi possiamo consigliarli (o dire che fanno schifo).
Il punto è che, da un lato, l’ho trovato godibile, la seconda notte non riuscivo a smettere di leggere perché ero curiosa come una scimmia e l’ho chiuso alle tre meno un quarto di mattina, però dall'altro lato ogni pagina che giravo mi dicevo: “beh, e adesso che altra scemenza c’è qui?”. Non me le sono segnate tutte, però alcune cose un po’ così mi sono saltate agli occhi. Intendiamoci, non vi sto dicendo che è una completa schifezza, però avrei apprezzato un po’ più di originalità in certe cose, tipo le tre che vi scrivo qui sotto.
1. Chissà com'è che Lake Placid mi fa venire subito in mente Forks. Sarà che è tutta verde, e che ci dice perfino il numero di abitanti.
2. Gemma ha un carlino che si chiama Iron e dorme praticamente 23 ore al giorno. Un carlino? Che caso, ce l’ha anche l’autrice. E anche il suo non fa altro che dormire.
3. Naturalmente a scuola c’è sempre il ballo (d'altronde adesso lo fanno anche qua). Oh, sì, c’è anche il musical, oltre al ballo! Come potevamo farcelo mancare? (Tralasciamo il fatto che è palese che “La Bella e la Bestia” è fotocopiato dal cartone della Disney).
Comunque, passiamo alle perplessità serie.
Gemma è di una coerenza disarmante: un attimo prima si lagna che a Lake Placid, essendo un buco, tutti sanno tutto di tutti (per dirla come il mio prof di inglese: everyone knows your business), e subito dopo dice che tanto non succede mai niente. E allora, dove sta il problema?
Abbiamo capito che tutto quello che fa il ragazzo misterioso (Evan, per gli amici, come scopriremo un (bel) po’ di pagine dopo), compreso esistere, è selvaggio, e che anche lui in persona è terribilmente SELVAGGIO, non c’è bisogno di scriverlo continuamente. E poi, vi dirò, il Signor Selvaggio appare a scuola così dal nulla, di punto in bianco, in una cittadina in cui tutti sanno tutto come Gemma ci ha ricordato, e se ne sta beatamente appoggiato all’armadietto con l’altra tipa incollata, che è bella come una dea e tutto il resto, e NESSUNO se ne rende conto? Tutti gli altri studenti camminano come se niente fosse e coprono tutto col loro brusio, come niente fosse, quando invece, a rigor di logica, dovrebbero come minimo stare a fissarli a bocca aperta come degli ebeti.
Parliamo un po’ di svarioni, ora. Ad esempio, i ragazzi che parlano della moto di Evan (Mr Selvaggio) dicono che viene centomila EURO. Non eravamo in America fino a due pagine prima? O forse è che gli americani hanno cambiato valuta perché l’Euro è più forte? Non credo che sei ragazzini delle superiori ragionerebbero in Euro, se tutti i giorni usano i dollari. Lo svarione numero due, sempre perché siamo in America, è che Gemma ci comunica scioccata che Evan sta correndo con la moto a 308 all'ora. Ora, lei parla di chilometri, ma non dovrebbe usare le miglia? È palese che non parla di miglia perché facendo un rapido conteggio, 308 miglia all'ora sarebbero più o meno 495km, e non li fa neanche una macchina di Formula Uno.
Ma lo svarione numero tre è il mio preferito: prima di spiegarci com'è possibile, Gemma ci dice prima che Evan ha gli occhi grigi, poi che ce li ha marroni, poi che li ha grigi di nuovo, e ancora marroni. Per un po’ ho considerato che fosse Edward Cullen sotto mentite spoglie.
Passiamo così alla cosa che ho (s)preferito, ossia la somiglianza che ho trovato tra Evan e i suoi fratelli coi Cullen (sì, lo so che si finisce sempre per confrontare tutto con Twilight ma non è colpa mia se è stato il capostipite). Per prima cosa, dimostrano 17 anni quando hanno invece un’età più assimilabile a quella di Matusalemme che a quella di Gemma. Evan, per esempio, ne ha 309. Comunque, date di nascita a parte, ammettendo che Evan sia Edward, Drake sarebbe Emmett e Simon e Ginevra Jasper e Alice (guarda caso, stanno perfino insieme). Evan, in più, ha il Complesso di Bella, il che lo porta a farsi pare a vagonate nella parte raccontata da lui (non che Gemma ce le risparmi, in verità), il che mi ha portata a sospettare che un libro senza un personaggio piagnucoloso non può stare in piedi.
C’è anche un'altra cosa che mi è sfuggita, o che forse è sfuggita a lei. Quando Gemma se ne va dal bar fa le seguenti cose: trova l’incendio, dà un po’ di matto, scappa, arriva alla “casa” di Evan e vede Ginevra sulla panchina, scappa di nuovo, si scontra con Evan, rifiuta il suo passaggio in moto e alla fine torna a casa a piedi. E dopo tutta questa odissea, che ha richiesto di sicuro un bel po’ di tempo, i genitori non sono ancora arrivati a casa. E per fortuna che stavano per staccare. Inoltre, per avvalorare la mia tesi-Cullen, Evan che le dice: “ti sbagli, Gemma, il cancello era aperto”, suona esattamente come: “ti sbagli, Bella, ero lì vicino a te. Sono sempre stato lì”.

E, ultima cosa, vorrei sapere come le è passato per la testa di scrivere basketBALL. Il T9 si rifiuta di compormelo, arriva solo fino a “basket”, perché è esattamente così che si dice in italiano.

martedì 19 novembre 2013

Teaser Tuesday/3

Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
1. prendi il libro che stai leggendo
2. aprilo a una pagina a caso
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Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Dominic prese il tovagliolo di carta dal dispenser in acciaio e cominciò a strapparlo a quadretti minuscoli, cercando inutilmente di fingere una totale indifferenza.
«Mah, chi lo sa. Magari si stavano lamentando del servizio troppo lento. Alcuni manager in carriera non riescono a capire che ci vuole il suo tempo, per fare un buon cappuccino.» La sua voce suonava stranamente distante, ma un attimo dopo tornò al solito tono allegro. «Scusami, non volevo lamentarmi. Potrebbe essere il segno che è ora di prendermi quella vacanza di cui parlo sempre.»
Fuori, un gabbiano fermo su un trespolo levò il suo grido, sporgendosi a guardare dentro una di quelle vecchie finestre a un solo pannello, generose di spifferi, che sembravano tenere d’occhio l’andirivieni dei traghetti nella baia. Avevo la sensazione che Dominic mi stesse nascondendo qualcosa, ma in fondo non era importante. «E dove ti piacerebbe andare?» gli chiesi.
Sarah Jio - Neve a primavera 

lunedì 18 novembre 2013

Perché andare a spasso?

A volte penso di non essere figlia di mio padre. A lui piace un sacco andare in giro in macchina, anche se deve fare cento metri, e quando finisce per essere a casa che non fa niente dice sempre: "si potrebbe andare a fare un giro a [inserire località o negozio]". E chiede a me se voglio andarci insieme. Io dico praticamente sempre di no perché, al contrario di lui, io quando sono a casa voglio restarci, potermi tenere le braghe del pigiama (c'è un momento in cui passi dall'avere ancora il pigiama ad avercelo già), stare seduta al mio amico computer a cazzeggiare, ascoltare la musica (ultimamente mi sto drogando di Mika), giocare ai videogames (mi sono intrippata di nuovo con Zelda - The Minish Cap, per GBA. Se vi capita, provatelo), ogni tanto mangiare (ho appena finito un panino col salame, e fanculo la ciccia).
Non vedo perché dovrei scomodarmi, cambiarmi, uscire al freddo, salire in macchina (e inquinare) per andare a fare un giretto chissà dove, quando ho tutto quello che voglio a portata di mano. Almeno i giorni in cui non sono da F a fargli fare i compiti, vorrei stare tranquilla e non uscire.

venerdì 15 novembre 2013

Recensioni: Il richiamo del cuculo

Il richiamo del cuculo (The Cuckoo’s calling) è un romanzo di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling. È il primo della serie dell’investigatore Cormoran Strike.
Se volete leggerne un pezzetto e farvi stuzzicare un pochino, cliccate sul Teaser Tuesday di questa settimana schiacciando qui.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Cormoran Strike è un ex agente della polizia militare che, dopo aver perso una gamba in Afghanistan, si è re-inventato come investigatore privato. Gli affari però vanno così così, fino a quando, tre mesi dopo la morte della famosa modella Lula Landry, il fratello della ragazza, John Bristow, si presenta da Strike per chiedergli di indagare sulla morte della sorella. La polizia ha archiviato il caso come suicidio, ma John non crede che Lula si sia buttata dalla finestra.
Strike e la sua segretaria Robin iniziano così ad indagare, addentrandosi nel mondo di Lula, facendo la conoscenza di un certo numero di personaggi stravaganti, quali lo stilista Guy Somé (da leggersi “Ghi”, in francese), la supermodella Ciara Porter, l’ex fidanzato di Lula Evan Duffield…

Potete pensare che io sia ripetitiva, ma per me “Rowling” suona come “Harry Potter”. Sarà per questo, per sbarazzarsi della scia di Harry, che stavolta s’è inventata un nome falso. Però, sapete, funziona. Sapevo che era lei, ma non era lei. Nel seggio vacante avevo trovato un sacco di cose che mi ricordavano Harry, forse perché io non riuscivo a togliermelo dalla zucca, invece qui no. Questa è Londra, Londra non Hogwarts, e non si passa neanche per la stazione dei treni. Questo è Robert Galbraith, e Robert scrive di Strike. E scrive terribilmente bene.
Il giallo in sé è molto old-style, classico, niente ammazzamenti in diretta e cose del genere, niente CSI con le tute bianche che passano a raccogliere cadaveri col cucchiaino. È più centrato sull’investigazione, sul far lavorare il cervello per venire a capo di quello che è successo. A dirvi la verità, io non sono il tipo che cerca il colpevole. Non sono quel genere di persona che crede di essere il poliziotto e che se ne sta con la testa dentro al libro per trovare tutti i minimi dettagli lasciati in giro dallo scrittore (in questo la zia Rowling è molto brava) e scoprire come finisce con un po’ di pagine in anticipo. Io no.
Cormoran Strike (tralasciamo il fatto che il nome è un po’ assurdo) mi è piaciuto molto, anche se, delle volte, mi sono chiesta se era per creare il personaggio o se davvero tutti gli uomini sono così zucconi. L’unica cosa che è un po’ troppo ovvia è il discorso finale, di dieci pagine, in cui Strike rivela chi è il colpevole e perché e tutto, un po’ come i cattivi che raccontano i loro piani malvagi, un po’ stereotipato.
Avrei solo una considerazione da fare sul titolo, per la serie “traduttori traditori”, anche se mi rendo conto che hanno fatto il possibile. Nel libro lo stilista Somé dice chiaramente che lui chiamava Lula “Cuckoo”, quindi forse c’era da fare due più due e capire che il Cuckoo nel titolo non era l’uccello.
Detto questo, aspetto la prossima indagine.

martedì 12 novembre 2013

Teaser Tuesday/2

Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be ReadingLe regole sono le seguenti:
1. prendi il libro che stai leggendo
2. aprilo a una pagina a caso
3. copia uno spezzone della pagina (senza fare spoiler!), riportando anche titolo e autore.
Naturalmente potete scrivere nei commenti qui sotto il vostro teaser.

Ecco il teaser di questa settimana:
Somé si mordicchiò un'unghia e a Strike tornò in mente Kieran Kolovas-Jones; lo stilista e l'autista avevano più o meno lo stesso fisico, piccolo ma ben proporzionato. 
«E va bene, sono una vipera» disse Somé, togliendosi l’unghia di bocca. «John Bristow non mi è mai piaciuto. Stava sempre addosso a Cuckoo. Per un motivo o per l’altro. Invece di farsi una vita. Di uscire allo scoperto. L’ha mai sentito parlare della mammina? Ha visto la sua ragazza? Secondo me, quella si fa la barba».
Sputava le parole in un fiotto nervoso, sprezzante, interrompendosi sol per aprire un cassetto della scrivania e tirarne fuori un pacchetto di sigarette al mentolo. Strike aveva già notato che lo stilista aveva le unghie rosicchiate fino alla carne viva. 
«Colpa della famiglia se Cuckoo era così incasinata. Glielo dicevo sempre: “Scaricali, tesoro, va’ avanti per la tua strada”. Ma lei, niente. Tipico di Cuckoo: sempre a cercare di cavar sangue dalle rape».
 Robert Galbraith (J.K. Rowling) - Il richiamo del cuculo

mercoledì 6 novembre 2013

Recensioni: Alieni in Italia - Invasione fredda

Alieni in Italia – Invasione fredda è un eBook di Fabrizia Pizzuti (la trovate su aNobii col nick “la Debellatrice”, e più in generale in internet come “Avstron”).
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
L’Europa è invasa da alieni replicanti che, prendendo le sembianze e il posto di un umano (questo mi ricorda quel film da cui escono le copie dai baccelloni, che non so come si intitola perché non sono una patita di fantascienza e non l’ho mai visto, anche se effettivamente non credo che questi alieni escano da lì), cercano di accoppiarsi con gli umani per creare degli ibridi. Per toglierseli dai piedi, l’Unione Europea ha inviato delle task-force di debellatori, provenienti in particolare dalla Scandinavia. Uno di questi è Erik (a quanto pare, il più figo di tutti), e Betta, che lo aveva chiamato per far fuori un alieno che aveva preso le sembianze della madre, lo invita a restare. In seguito Erik le propone di prendere il brevetto di debellatrice e di diventare sua socia.
Betta si applica, e non solo allo studio degli alieni e di come farli fuori. Potrei dirvi che Betta si è innamorata di Erik, ma lei negherebbe. In ogni caso, finiscono spesso per dormire nello stesso letto (eccetera, eccetera. Non vorrete mica che vi racconti per filo e per segno cosa combinano, vero?). Da quando sta con Betta, Erik sembra molto più rilassato, ma le cose precipitano quando vengono chiamati a ispezionare una grossa tana. Dentro, oltre ai soliti alieni col sangue giallo, quelli che vengono ridotti in poltiglia a martellate, ci sono anche dei guerrieri. E qualcos’altro. Qualcosa di cui è meglio non parlare. Erik e gli altri vengono attaccati e finiscono in ospedale, e qui scopriamo la sua storia, di come è diventato debellatore. Per un po’ tutto tace, finché un giorno i tre grandi capi dell’esplorazione iniziano a ficcare il naso a proposito del qualcosa-che-non-deve-essere-nominato nella tana. Erik è diviso tra il voler scoprire che cosa hanno in mente quei tipi e la versione che ha concordato con gli altri.
La pressione però è tanta. Betta si sente in colpa per un ragazzo ammazzato dagli alieni, ed Erik medita di tornare in Svezia per un lavoro di consulenza. Betta acconsente, e cerca così un nuovo aiutante per continuare a martellare gli alieni in assenza del Vichingo. Serena si aggiunge alla squadra.

Se devo essere sincera, la fantascienza non è il mio genere. Gli alieni non mi dicono niente, gli svedesi non sono il mio tipo di ragazzo ideale (ho dei problemi? Pazienza). Perfino Betta è così gentile che prende gli alieni a martellate (questa forse non la capirete).
Ho letto questo libro penso trenta volte, a pezzi, più volte gli stessi pezzi, sistemando e correggendo in anteprima la storia di Erik e Betta, facendo battute, inorridendo, infuriandomi, chiedendomi cosa le passava per la testa a volte. L’ho letto, l’ho corretto, l’ho visto crescere. È un libro che, solo per questo, non posso schifare completamente. Ogni volta che lo leggevo, che rileggevo, c’era qualcosa di cambiato, qualche particolare che andava al suo posto. Un passo in più verso il libro.
Ho dato chances ad autori ben più analfabeti, persone che scrivono peggio del bambino a cui do ripetizioni (il che è tutto dire, visto che di solito devo correggere pesantemente i suoi temi), quindi trovarsi in mano un libro scritto bene già da subito è una goduria, veramente. Una libridine.
Solo di una cosa vi avverto: se siete i tipici lettori-videogiocatori resterete delusi, perché non c’è il boss. Sì, avete capito bene, niente boss finale con cui ammucchiare una valanga di punti e passare ai titoli di coda coi crediti. Niente boss alieno da martellare, prendete nota.
Vorrei anche ricordarvi che si tratta di un ebook illustrato, con magnifici disegni di Lorenzo Daddi, che quasi ti viene da chiederti perché non farne una graphic novel.

Trovate un sacco di altre informazioni (serie, niente sviolinate) sul sito dedicato http://alieninitalia.wordpress.com e su http://www.etereabooks.com/catalogo/alieni-italia. Provatelo.

martedì 5 novembre 2013

Teaser Tuesday

Che cos’è il Teaser Tuesday, dite? È una cosa che si fa di martedì (Tuesday) e serve per stuzzicare (to tease) le altre persone a leggere il libro di cui posti una frase/paragrafo.
Il Teaser Tuesday è stato inventato dal blog Should Be Reading, ma chiunque può partecipare. Ci sono pagine librose su Facebook che fanno il Teaser Tuesday, e ci sono anche un sacco di blog letterari (o simili), quindi perché non inaugurare un Teaser Tuesday anche qua?
Le regole sono le seguenti:
1. prendi il libro che stai leggendo
2. aprilo a una pagina a caso
3. copia uno spezzone della pagina (senza fare spoiler!), riportando anche titolo e autore.

Quindi, ecco a voi il Teaser di oggi.
«Sembra che facciamo un passo avanti e due indietro, Pidge. Ogni volta che penso siamo sulla stessa linea tu fai muro. Non capisco… La maggior parte delle ragazze tormenta il fidanzato perché faccia sul serio, perché dichiari i suoi sentimenti, perché compia il passo seguente…» 
«Pensavo avessimo chiarito che non sono come la maggior parte delle ragazze.»
Lasciai cadere la testa, frustrato. «Sono stanco di tirare a indovinare. Che piega pensi prenderà questa cosa, Abby?»
Lei mi premette le labbra sul collo. «Quando penso al mio futuro, ci sei tu.»
 Jamie McGuire – Il mio disastro sei tu

lunedì 4 novembre 2013

Traduttori traditori

Non so voi, ma io, quando leggo un libro, vado sempre a guardare com'è il titolo originale, per scoprire come e quanto l'hanno strapazzato nella traduzione.
Lo so che a volte i titoli tradotti non rendono, non si capiscono, non hanno più il significato originale (per dirvene uno, Il giovane Holden. La traduzione letterale in italiano non aveva senso, ma almeno hanno messo nel titolo il nome del protagonista), però ci sono dei libri con dei titoli che, quando arrivi alla fine, ti dici: "beh, e questo titolo da dove salta fuori?".
Così pensavo che, per farci qualche risata, potrei ogni tanto (compatibilmente con le scemenze che trovo) parlarvene qua, con la trama e tutto, tipo minirecensione, per confutare il titolo e far ronzare le orecchie dei traduttori.

Il primo della lista è il libro che ho finito di leggere stanotte (ma che cosa strana, io che finisco i libri di notte? Ma quando mai?), ossia Una luna magica a New York di Suzanne Palmieri. Titolo originale: The witch of Little Italy (letteralmente: La strega di Little Italy).
Converrete con me che è inutile togliere la strega dal titolo se poi nel libro c'è. Anzi, per essere precisi ce ne sono tre, non solo una. E converrete anche che, se si parla di streghe, non è esattamente la luna ad essere magica.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Eleanor, studentessa di Yale, incinta, con un fidanzato che la picchia e una madre che a quanto pare non le ha mai voluto bene davvero, se ne va dal campus per tornare a New York, a casa della nonna e delle due prozie, perché sente come una voce nella sua testa che le dice "torna a casa". Anzi, neanche a New York, nel Bronx. Non si parla di New York. Le tre vecchie signore hanno dei nomi strani, la nonna si chiama Mimi e le altre due Itsy e Fee. Itsy ha perso la voce e Fee è sorda come una campana dal "Giorno che morirono gli Amore" nel lontano 1945. Gli Amore sono la loro famiglia, o almeno quello che ne resta. Gli Amore hanno la Vista, ossia la capacità di prevedere il futuro. Ce l'ha anche Eleanor, anche se non lo ricorda per via di un incantesimo fattole molti anni prima dalla zia Itsy.
Così Eleanor torna "a casa" e, giorno dopo giorno, inizia a ricordare e a capire che gli Amore rimasti hanno qualche scheletro nell'armadio, probabilmente lei compresa...

Due stelle per il titolo, che sarà anche romantico, e che ci sta bene con la copertina, ma che non mi ha detto niente.

sabato 2 novembre 2013

Hunger Games, il libro e il film

Non più di un mese fa, mi sono bevuta in tre pomeriggi Hunger Games e seguiti.
Per chi non la conoscesse, eccovi la trama (del primo).
Attenzione, anticipazioni!
Nel distretto 12, come in tutta Panem, è il giorno della mietitura, ossia il giorno in cui vengono estratti i nomi dei tributi che andranno a combattere agli Hunger Games a Capitol City. I due tributi che partono dal 12 sono Katniss Everdeen, offertasi volontaria al posto della sorella, e Peeta Mellark, il figlio del fornaio. Secondo le regole degli Hunger Games, dei 24 tributi solo uno sarà il vincitore, ossia quello che per ultimo resterà vivo nell'arena.
Ogni coppia di tributi ha un mentore, ossia un vincitore delle edizioni passate, e il mentore di Katniss e Peeta è un ubriacone di nome Haymitch. Appare subito chiaro che Haymitch, abituato a veder vincere i ragazzi dei distretti più ricchi, non è abituato ad aiutare i suoi tributi, ma Katniss e Peeta si dimostrano combattivi, e Haymitch decide di aiutarli a restare vivi nell'arena. Ma che succede? Durante l'intervista pre-Hunger Games, Peeta rivela di essere innamorato di Katinss, molto innamorato e da molto tempo. Il pubblico ormai li adora. Ma le regole sono chiare, solo uno sopravvive. Finché, nel corso dei giochi, la regola viene cambiata. Se entrambi i tributi sopravvissuti alla fine dei giochi sono dello stesso distretto, possono essere incoronati entrambi vincitori. Peccato solo che Katniss e Peeta si sono persi di vista e che lui è gravemente ferito...

Ho subito pensato che PER FORTUNA non avevo fatto l’errore di vedere il film prima di leggerlo. Adesso però, dopo essermi gustata tutti tre i volumi in sequenza, l’ho preso e l’ho guardato, e sono anche rimasta abbastanza contenta, visto che di solito i libri meravigliosi vengono scannati per farli entrare nel film.
Hunger Games è abbastanza fedele, anche se ovviamente hanno dovuto tagliare tutti i pensieri di Katiniss, e facevano comodo (almeno lei non è come Bella Swan che si fa tre pare in un pensiero). Non è neanche particolarmente sanguinoso, pensavo peggio visto muoiono in ventidue.
Peeta mi è piaciuto molto, a differenza della tipa che fa Katniss, il che è abbastanza assurdo, visto che nel libro l’avevo trovato alquanto detestabile. Evidentemente, il fatto che sia carino depone a suo favore (e, Dio, ha tre anni meno di me. com’è possibile che io sia già così vecchia?). anche Haymitch non è male. Effie Trinket (quella che pesca i nomi e li accompagna a Capitol City, per capirci) è assolutamente ridicola (oserei quasi dire imbarazzante), come più o meno tutti quelli di Capitol City. Caesar Flickerman (il presentatore) è quasi come nel libro, quindi bel lavoro. Seneca Crane, il primo stratega, ha una barba inquietante. Spero fosse finta, o disegnata. Seneca nel libro non c’è. Si scopre nel secondo che il primo stratega non è più lui, perché è morto (impiccato, a quanto pare).
I boschi di Panem assomigliano terribilmente a quelli di Twilight, o forse tutti i boschi sono uguali. E poi, ho passato due giorni a chiedermi dove avevo già visto Gale, perché all’inizio pensavo fosse uno dei lupi di Twilight, ma poi mi sono pensata che era il moroso di Miley Cyrus in L’ultima canzone.
Ma non vi ho parlato di Katniss! La verità è che non so cosa dirvi di lei. Nel libro mi era piaciuta a tratti, delle pagine buone e delle altre in cui avrei fatto un falò di lei, Gale, Peeta e tutti gli altri tributi e strateghi. Come dite, Gale non è nell’arena? Lo so, ma chi se ne frega.
La tipa che interpreta Katniss (ahah, non so il nome, l’ho letto tredici volte su Wikipedia ma non me lo ricordo) è molto Katinss. Rozza, incavolata, cattiva. Non fa un sorriso neanche a morire per tre quarti di film (a parte che, quando sorride nella scena finale al distretto 12, ha la faccia ancora più da cretina) e poi sbaciucchia Peeta moribondo nella grotta come se potesse mancarle il respiro (sapete quella canzone di Mika che dice “all I need is the love you breathe, put your lips on me and I can live under water”?). Personalmente in quel momento avrei voluto esserci io. Tanto, da kat a Katniss cosa cambia? È solo un “-niss” in più xD
Per tutto il resto del tempo, che ci resti pure lei ad ammazzarsi.

giovedì 31 ottobre 2013

Super Mario (è la mia rovina)

Ieri sera stavo chiacchierando con Bruno a proposito del fatto che siamo due videogiochi-dipendenti, lui gioca ai Pokémon e io a Super Mario. Per ridere gli ho perfino detto che andando avanti così finirà che io mi sposo con Mario (alla faccia della principessa Peach), e lui probabilmente con l’infermiera Joy.
Stavo scherzando, ma solo perché Mario e la Joy non sono reali, sennò mi farebbe comodo un idraulico (con quello che costano!) che mi salvi anche la vita (due piccioni con una fava, meglio di così). Il fatto è che Mario è la mia rovina, perché quando inizio a giocarci, poi non smetto fino a che non ho completato tutti i livelli, sia pure in modo un po’ approssimativo (poi torno indietro a sistemarli alla fine), e passo letteralmente ore a sentirmi dire: “it’s a-me, Mario” e “just what I needed!”.

Adesso sono intrippata a giocare a Super Mario World (per gba), che puoi giocare anche con Luigi, ma io non lo uso mai perché è idiota. Però mi diverto un sacco a schiacciare R continuamente, che serve per cambiare personaggio, e loro dicono: Luigi! Poi schiaccio di nuovo, e dice: Mario! Eccetera. Mi diverto con poco, dopotutto.

lunedì 28 ottobre 2013

Recensioni: La piramide rossa (Kane Chronicles #1)

La piramide rossa (The Kane Chronicles - The red pyramid) è il primo volume della serie Kane Chronicles di Rick Riordan, già autore della serie Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Carter e Sadie Kane, fratello e sorella, sono i figli del famoso egittologi Julius Kane. Dalla morte della loro madre, Carter gira il mondo con suo padre mentre Sadie è rimasta a Londra con i nonni. Carter e il padre possono vederla solo due volte all'anno, ed è in una di queste, la vigilia di Natale, che inizia la nostra storia. Julius porta Carter e Sadie al British Museum per quella che sembra una visita speciale al reparto egizio e che si trasformerà nella fonte dei loro guai. Il padre, infatti, con un incantesimo, fa esplodere la Stele di Rosetta e libera cinque dei dell'antico Egitto. Lo spirito di Osiride entra nel corpo di Julius, e Set, il fratello cattivo, ripete la storia mitologica e lo seppellisce in un sarcofago dentro al pavimento, per non essere ostacolato nei suoi malvagi piani. Nel frattempo, richiamati dall'esplosione di potere e dalla liberazione degli dei, arrivano i maghi della Casa della Vita a cercare di catturare, se non Julius, ormai sepolto, almeno i figli. I due, però, vengono salvati dallo zio Amos, fratello del padre, che li porta in salvo nella sua casa di Brooklyn e spiega loro ciò che è successo, con la cruciale rivelazione che anche Carter e Sadie sono maghi, che discendono da ben due linee di faraoni e che quindi sono molto potenti. Si scopre anche che, gli spiriti di Iside e Horus sono entrati nel corpo di Sadie e Carter e che ora li possono aiutare a fare le magie.
La quiete casalinga però dura poco, e Carter e Sadie vengono portati nel Primo Nomo, il quartier generale dei maghi della Casa della Vita. Iskandar, il Primo Lettore, vuole addestrarli, ma muore subito dopo, e il suo successore, Desjardins, intende farli uccidere. Carter e Sadie allora scappano, aiutati da Ziah e dalla dea-gatta Bast, e iniziano la loro ricerca di Set per fermare i suoi loschi piani...

Avevo apprezzato Rick Riordan già ai tempi di Percy Jackson, pur riconoscendo che ho probabilmente una decina d'anni di troppo per poter davvero considerare meravigliosi i suoi libri. Il fatto è che scrive in modo così scorrevole e coinvolgente che vuoi sapere a tutti i costi cosa succede dopo, e vai avanti a leggere anche se è notte fonda e sai che il giorno dopo ti devi alzare (a parte che io, personalmente, certe mattine mi alzo pensando se al pomeriggio posso permettermi di tornare a dormire, il che la dice lunga). Non è un libro piatto, di quelli che a pagina tredici sai già per filo e per segno come continuerà fino a pagina duecentosette, e a pagina duecentootto scopri il finale con trecento pagine di anticipo. L'unica cosa che hanno sbagliato gli stampatori della Mondadori è stata di mettere proprio quella frase in quarta di copertina. Quella è stata davvero uno spoilerone, ma grazie a Dio io in genere non leggo le quarte di copertina prima di iniziare il libro.
L'unico piccolo problema, che forse a un quattordicenne non darebbe particolarmente fastidio, è che sinceramente Carter Kane e Percy Jackson potrebbero anche essere la stessa persona. Parlano nello stesso modo, ridono delle stesse cose, usano le stesse frasi. Solo che Carter sta a Brooklyn, e Percy a Manhattan. A Manhattan c'è un altro tipo di magia, come ha detto lo zio Amos.